Keynote lecture di Dan H. Barouch – ICAR 2026

Tra le sessioni più interessanti di ICAR 2026 a Catania c’è stata senza dubbio la lecture di Dan H. Barouch dedicata allo stato attuale della ricerca sui vaccini contro HIV.
Una presentazione complessa, molto tecnica in alcuni passaggi, ma anche sorprendentemente politica nel senso più ampio del termine: il rapporto tra ricerca di base, salute globale, COVID-19, disuguaglianze internazionali e futuro della prevenzione HIV.
Il messaggio emerso non è stato né trionfalistico né pessimista. Piuttosto, quello di un campo scientifico che sta attraversando una profonda fase di trasformazione.
Imbokodo e Mosaico: risultati limitati, ma non inutili.
Una parte centrale della lecture ha riguardato gli studi Imbokodo (HVTN 705) e Mosaico, i grandi trial basati sulla piattaforma Ad26/Env sviluppata da Janssen.
I risultati finali sono ormai noti:
– vaccini sicuri e ben tollerati;
– buona capacità di indurre risposte immunitarie;
– ma efficacia insufficiente per un utilizzo clinico reale.
Nel caso di Imbokodo, l’efficacia vaccinale stimata tra il mese 7 e il mese 24 è risultata pari al 14%, con intervalli di confidenza compatibili anche con assenza di protezione. Numeri troppo bassi per parlare di un vaccino efficace.
Eppure Barouch ha insistito su un punto importante: anche gli studi considerati “negativi” producono informazioni biologiche fondamentali.Le analisi dei correlati immunologici hanno infatti suggerito che alcune risposte anticorpali — in particolare quelle dirette contro la regione V1V2 dell’envelope virale — potrebbero essere associate a segnali di protezione parziale.
HIV e COVID: una storia molto più collegata di quanto sembri
Uno dei passaggi più interessanti della lecture ha riguardato il legame tra la ricerca sui vaccini HIV e la risposta globale al COVID-19

.
Barouch ha ricordato come gran parte delle infrastrutture scientifiche utilizzate durante la pandemia siano nate proprio attraverso decenni di ricerca su HIV:
– piattaforme virali;
– progettazione di immunogeni;
– reti di laboratori;
– sistemi per trial clinici;
– partnership industriali;
– reti di salute pubblica;
– coinvolgimento delle comunità.
La rivalutazione della piattaforma Ad26
Interessante anche la rivalutazione scientifica della piattaforma Ad26, spesso liquidata troppo rapidamente durante la pandemia.
I vaccini mRNA hanno mostrato un’enorme efficacia iniziale, ma le slide presentate da Barouch hanno evidenziato differenze immunologiche importanti:
– risposta anticorpale iniziale molto forte con mRNA;
– maggiore durabilità nel tempo con Ad26;
– risposta cellulare CD8 più robusta;
– possibile vantaggio in termini di memoria immunitaria. Aspetti che potrebbero avere particolare rilevanza proprio nel contesto HIV, dove probabilmente non basta ottenere anticorpi elevati per pochi mesi.

La salute globale resta centrale
La lecture ha dedicato ampio spazio anche alle disuguaglianze globali emerse durante la pandemia COVID-19. Alcune slide mostravano chiaramente come vaste aree dell’Africa abbiano avuto accesso molto limitato ai vaccini mRNA nel 2021, mentre piattaforme adenovirali come Ad26 hanno avuto un ruolo importante nelle campagne vaccinali di diversi Paesi a basso e medio reddito.
Dalla vaccinologia “empirica” alla progettazione strutturale
La parte finale della lecture è stata probabilmente la più affascinante dal punto di vista scientifico.
Le ultime slide hanno mostrato una nuova generazione di immunogeni progettati con approcci molto diversi rispetto al passato:
– V2-SET Env;
– targeting del fusion peptide;
– neutralizzazione eterologa;
– anticorpi broadly neutralizing (bNAbs);
– ingegneria strutturale dell’envelope virale.
Qui emerge chiaramente un cambio di paradigma.
Per molti anni la ricerca sui vaccini HIV ha lavorato cercando soprattutto di “stimolare il sistema immunitario”. Oggi invece la logica sembra molto più sofisticata: guidare il sistema immunitario verso bersagli estremamente specifici e conservati del virus.
Cinque studi di efficacia in 45 anni sono troppo pochi.
Una delle frasi più forti dell’intera lecture è comparsa quasi alla fine.
Una frase apparentemente semplice, ma che contiene una riflessione molto più ampia, se non una critica, sul modo in cui la ricerca sul vaccino HIV è stata finanziata, organizzata e sviluppata nel corso degli ultimi decenni.
Il problema, ha lasciato intendere Barouch, non è soltanto l’estrema complessità biologica di HIV — un virus capace di mutare rapidamente, integrarsi stabilmente nell’organismo e sfuggire alle risposte immunitarie — ma anche la relativa scarsità di strategie vaccinali realmente portate fino a grandi studi di efficacia.

Rispetto a quanto avvenuto durante la pandemia COVID-19, dove piattaforme multiple sono state sviluppate, finanziate e testate quasi simultaneamente, la ricerca HIV ha spesso proceduto in modo molto più lento, frammentato e discontinuo.
Ogni trial negativo ha prodotto non solo nuove conoscenze scientifiche, ma anche rallentamenti, tagli ai finanziamenti, prudenza industriale e una crescente difficoltà nel sostenere programmi di ricerca di lungo periodo.
Eppure, proprio questa storia fatta di tentativi incompleti, risultati parziali e progressi graduali ha contribuito a costruire molte delle piattaforme tecnologiche che si sono poi rivelate fondamentali durante il COVID-19. In questo senso, la lecture di Barouch sembra suggerire anche un altro elemento importante: nella ricerca scientifica, soprattutto quando si affrontano problemi estremamente complessi come HIV, il valore di un percorso non può essere misurato soltanto dal raggiungimento immediato dell’obiettivo finale.
Oltre il vaccino
Un altro elemento importante emerso dalla lecture è che oggi la prevenzione HIV non ruota più esclusivamente attorno all’idea di un vaccino perfetto.
Barouch ha inserito nello stesso scenario:
– vaccini;
– anticorpi monoclonali broadly neutralizing;
– PrEP long-acting.
Anche questo rappresenta un cambiamento culturale importante.
La prevenzione HIV sta diventando sempre più una strategia combinata, dove strumenti differenti possono coesistere e integrarsi.
La ricerca sul vaccino HIV non ha ancora raggiunto il suo obiettivo finale. Ma continua a produrre conoscenze e strumenti che stanno già cambiando il modo in cui affrontiamo le epidemie globali.
Sandro Mattioli
Plus aps.
