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Nell’ultimo periodo, ci sono giunte alcune segnalazioni, per lo più direttamente dai pazienti, in relazione alla presenza di casi di infezione da mpox (ex vaiolo delle scimmie) a Bologna, si tratta di diagnosi recenti verosimilmente in persone non vaccinate.

Sebbene i numeri non siano allarmanti in senso assoluto, il dato ha destato comunque attenzione tra le persone della comunità LGBTQ+ rispetto al tema della prevenzione, in particolare alla luce di una campagna vaccinale che, nel territorio bolognese forse ha mostrato qualche limite in termini di efficacia.

È facile ipotizzare che l’Azienda sanitaria abbia dovuto affrontare carenze di vario tipo: di farmaco, autorizzative o di personale, con le quali molte realtà sanitarie sono costrette a confrontarsi ultimamente. Ma resta il fatto che sono stati registrati dei casi, nonostante ci siano delle armi per prevenire questa patologia.

In alcuni contesti nazionali si osserva una realtà apparentemente diversa. Alcune strutture sanitarie in Italia, anche con un bacino d’utenza ampio e complesso, hanno avviato programmi vaccinali solidi e continui, raggiungendo migliaia di persone con la doppia dose e introducendo richiami nei tempi previsti. «Noi osserviamo casi sporadici nei non vaccinati. Abbiamo vaccinato 4000 persone a rischio e stiamo rifacendo a molti la terza dose boost dopo due anni. Non abbiamo visto una concentrazione “estiva”. I pochi casi che vediamo sono tutti non vaccinati», spiega il dott. Andrea Antinori Direttore Sanitario dell’Istituto Spallanzani di Roma.

A livello globale, la diffusione del virus mpox continua a rappresentare una sfida per la salute pubblica. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel solo mese di giungo 2025 sono stati segnalati 4.732 nuovi casi di infezione da mpox in 49 Paesi. L’aggiornamento epidemiologico pubblicato dall’ECDC nello stesso mese evidenzia che la maggior parte delle infezioni da mpox clade I è stata registrata nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), in Uganda e in Burundi. Nella RDC e in Uganda si osserva una stabilizzazione o una tendenza alla riduzione dei casi, sebbene tali dati vadano interpretati con cautela. In Burundi, invece, il calo dei casi appare più netto e costante. Sempre a giugno, sono stati notificati anche alcuni casi sporadici di mpox clade Ib al di fuori del continente africano, tutti associati a viaggi recenti. Le segnalazioni hanno riguardato Svezia, Germania, Belgio, Irlanda, Italia e Francia. In Italia, il numero complessivo di casi segnalati tra il 2022 e aprile 2025 è pari a 1.148.

Alla luce del recente incremento dei casi, abbiamo rinnovato l’appello alle autorità sanitarie bolognesi affinché continuino a garantire una comunicazione aggiornata, completa, come già avviene, ma anche un accesso agevole alla vaccinazione per tutte le popolazioni con un rischio sostanzialmente più elevato di esposizione al virus dell’mpox.

Siamo felici di sottolineare che l’appello è stato ascoltato e il dott. Davide Resi, responsabile del settore controllo e prevenzione delle malattie infettive di USL Bologna, ha deciso di trovare un modo per rendere più agevoli le vaccinazioni, ovviamente nell’ambito delle disposizioni ministeriali, anche cercando di superare una certa problematicità insita nel prodotto: le fiale vanno congelate. Una volta scongelate, devono essere trovate rapidamente 5 persone per la vaccinazione sottocutanea. Cosa tutt’altro che se semplice come è facile immaginare, sono pur sempre 5 persone che prenderanno un appuntamento (e un permesso sul lavoro) nello stesso giorno e ora. Oppure è possibile optare per la vaccinazione intradermica su un solo paziente, opzione che potrebbe ridurre i problemi di ordine “sociale”. Ovviamente è una decisione che spetta all’Azienda Sanitaria.

Al momento siamo in attesa che vengano aperte le agende per iniziare le prenotazioni.

Nonostante le linee guida attualmente in vigore non raccomandino la vaccinazione di massa, è bene ribadire l’importanza della prevenzione. È essenziale costruire un dialogo efficace tra sistema sanitario, comunità e cittadinanza, promuovendo la fiducia negli strumenti di prevenzione attualmente esistenti e nella salute pubblica. Ringraziamo quindi il dott. Resi che si è fatto carico di questa forse piccola ma significativa battaglia e restiamo in attesa delle sue indizioni.

Sandro Mattioli
Plus aps/BLQ Checkpoint

Lo scorso dicembre l’ECDC, European Center for Disease Control, segnalò un incremento di casi di Epatite A fra i maschi che fanno sesso con maschi (MsM). A seguire, la segnalazione è stata ripresa dall’Istituto Superiore di Sanità e poi dalla Regione Emilia Romagna che, a sua volta, ha allertato anche Plus.
Niente di nuovo, questi picchi sono periodici nella nostra regione e, con ogni probabilità, sono dovuti da una parte a pratiche sessuali quali in rimming, fingering ecc., dall’altra alla non conoscenza dell’esistenza di un vaccino di vecchia data che è perfettamente in grado di evitare il propagarsi del contagio alla radice.

Plus ha risposto alla call della Regione rimettendo in circolazione il  volantino epatite A (clicca per scaricarlo), che è stato realizzato in collaborazione la dott.ssa Gianninoni del settore salute pubblica dell’Azienda Sanitaria di Bologna, il dott. Francia e con l’avvallo del direttore sanitario dott. Fioritti.
Dal 13 aprile è possibile effettuare il vaccino in comunità al BLQ Checkpoint, così come è già possibile effettuare i test per HIV e HCV.
Martedì o Giovedì dalle 18 alle 21 (ultimo accesso 20,30) su prenotazione chiamando il nr.
 0514211857 nei giorni e orari di apertura, oppure via e-mail: prenota@blqcheckpoint.it.

Il BLQ Checkpoint si trova in via San Carlo 42C a Bologna.

Cito molto volentieri l’intervento di questi operatori sanitari perché, per la prima volta, possiamo vedere un messaggio istituzionale rivolto ad una popolazione specifica (maschi gay e bisessuali), con l’utilizzo di un linguaggio grafico vicino a quello della popolazione target.

Plus non può che ringraziare gli attori istituzionali che hanno consentito la realizzazione di questo opuscolo mirato, perché hanno dimostrato una seria volontà politica di incidere nella lotta contro il diffonderti delle infezioni trasmissibili attraverso le pratiche sessuali sopra citate, laddove molti altri  si sono limitati a generici warning.

Sandro Mattioli
Plus Onlus
Presidente