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Nei giorni scorsi Quotidiano Sanità ha pubblicato un articolo sulla proposta di legge arrivata alla Camera in materia di HIV, AIDS, HPV e infezioni a trasmissione sessuale (clicca qui per il testo della PdL). Ora speriamo che la discutano anche…

L’articolo è disponibile qui:
https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/hiv-aids-e-hpv-arriva-in-aula-alla-camera-la-nuova-legge-per-prevenzione-screening-e-lotta-alle-discriminazioni/

Il testo parlamentare, che dovrà naturalmente completare il proprio iter, viene presentato come una nuova legge quadro destinata ad abrogare la legge 135 del 1990, cioè la legge che per oltre trentacinque anni ha rappresentato il principale riferimento normativo italiano sulla prevenzione e la lotta all’AIDS.

È comprensibile che, dopo anni di discussioni, rinvii e tentativi non conclusi, l’arrivo del provvedimento in Aula venga accolto con soddisfazione. Tuttavia, proprio perché il tema è importante, conviene leggerlo con attenzione, senza limitarsi alla sintesi giornalistica e senza confondere un passaggio parlamentare significativo con l’approvazione definitiva della legge.

Il testo dovrà infatti passare anche al Senato. E, come sempre accade nell’iter legislativo, eventuali modifiche potrebbero comportare un nuovo passaggio alla Camera. Dunque: bene l’attenzione, bene il passo avanti, ma prudenza.

Gli aspetti positivi: il riconoscimento di cose che facciamo da anni

Partiamo dagli aspetti positivi, perché ci sono e non vanno sottovalutati.

Il primo elemento importante è il riconoscimento del modello community-based. Nel testo si parla esplicitamente di attività di screening realizzate dagli enti del Terzo Settore e del ruolo di operatori non appartenenti alle professioni sanitarie, adeguatamente formati, in collaborazione con le strutture del Servizio sanitario nazionale.

Per chi lavora nei checkpoint e nei servizi di prevenzione di comunità, questo passaggio è rilevante. Significa che un’esperienza nata spesso dal basso, dalla capacità delle comunità più esposte di organizzare risposte concrete, entra finalmente nel linguaggio della legge.

In Italia arriviamo tardi, come spesso accade. In molti Paesi europei il ruolo dei checkpoint, dei servizi community-based e delle organizzazioni della comunità è riconosciuto da tempo come parte integrante delle strategie di prevenzione. Ma il fatto che questo riconoscimento arrivi anche nel nostro ordinamento resta un dato positivo.

Altro punto importante è la co-programmazione e co-progettazione con il Terzo Settore. Anche qui, il passaggio non è solo formale. Se preso sul serio, può significare che le associazioni non vengono chiamate soltanto a “collaborare” quando tutto è già deciso, ma possono partecipare alla definizione delle strategie di prevenzione, screening e accesso ai servizi.

Il testo prevede inoltre almeno un punto di accesso gratuito e anonimo al test HIV in ogni capoluogo di provincia. Anche questo è un elemento positivo, soprattutto in un Paese dove l’accesso al test continua a essere disomogeneo, spesso troppo medicalizzato e non sempre pensato per intercettare le persone che più difficilmente arrivano ai servizi sanitari tradizionali.

Molto importante anche la possibilità per i minorenni che abbiano compiuto 14 anni di richiedere il test HIV senza autorizzazione dei genitori. È una previsione di buon senso, perché tiene conto della realtà concreta: adolescenti e giovani possono avere una vita sessuale, possono esporsi a rischi, possono avere paura di parlarne in famiglia e devono poter accedere a informazioni, test e presa in carico senza barriere inutili.

Va segnalato anche il riferimento alla PrEP, che entra nel quadro del Piano nazionale. Anche in questo caso, non siamo davanti a una rivoluzione, ma a un riconoscimento istituzionale di uno strumento di prevenzione ormai consolidato dalle evidenze scientifiche e dall’esperienza internazionale.

Positiva, infine, la parte sulle discriminazioni. Il testo ribadisce che l’infezione da HIV non può costituire motivo di discriminazione in ambito scolastico, formativo, sportivo, lavorativo, creditizio e assicurativo. Inoltre viene previsto il divieto per i datori di lavoro pubblici e privati di svolgere indagini volte ad accertare lo stato di sieropositività all’HIV dei dipendenti o dei candidati.

Sono passaggi importanti, perché lo stigma non è un residuo del passato. Continua a produrre esclusione, paura, silenzio, ritardo nel test, difficoltà nei luoghi di lavoro e nelle relazioni sociali.

Una lacuna evidente: il counselling

Detto questo, proprio dal punto di vista community-based emerge una prima lacuna.
Il testo riconosce le attività di screening. Bene. Ma chi lavora nei checkpoint sa che il cuore del modello community-based non è semplicemente “fare test”.

Il test è uno strumento. Il counselling è il contesto che gli dà senso.

Senza counselling, il test rischia di diventare una prestazione tecnica, magari utile, ma impoverita. Nei servizi di comunità, invece, il colloquio prima e dopo il test permette di parlare di sessualità, paura, rischio, piacere, PrEP, PEP, chemsex, relazioni, stigma, violenza, salute mentale, accesso ai servizi. Permette di costruire fiducia. Permette di trasformare un accesso occasionale in una relazione di prevenzione.

Per questo il riconoscimento dei centri community-based “solo” come luoghi di screening è un passo avanti, ma anche una riduzione. È come riconoscere la parte più misurabile del lavoro di comunità, lasciando sullo sfondo quella più importante e più difficile da standardizzare: la capacità di ascolto, orientamento, relazione e accompagnamento.

L’articolo di Quotidiano Sanità: utile, ma da leggere con cautela

L’articolo di Quotidiano Sanità ha il merito di portare l’attenzione sul provvedimento e di riassumerne i contenuti principali. Tuttavia, confrontandolo con il testo parlamentare, emergono alcuni punti da maneggiare con cautela.
In particolare, l’articolo attribuisce al testo alcune previsioni in ambito pediatrico, come l’istituzione dell’Osservatorio nazionale sulle malattie infettive pediatriche e del registro italiano per le infezioni da HIV in pediatria. Nel testo a fronte della Commissione, però, quelle parti risultano soppresse.

Questo non è un dettaglio secondario. Significa che la sintesi giornalistica rischia di restituire un’immagine più ampia del testo rispetto a ciò che effettivamente sembra essere arrivato all’esame dell’Aula.

Più in generale, l’articolo ha un taglio comprensibilmente informativo e positivo. Ma una lettura politica del provvedimento richiede di andare oltre l’elenco delle misure e chiedersi quale idea di HIV venga costruita da questa nuova legge.

Il nodo politico: HIV dentro il contenitore delle IST

Qui arriviamo al punto più delicato.

La proposta di legge tiene insieme HIV, AIDS, HPV e infezioni a trasmissione sessuale. Da un lato, questa scelta può essere letta come un tentativo di costruire una politica più integrata sulla salute sessuale. E l’integrazione, in sé, non è un problema. Anzi, molti servizi territoriali dovrebbero finalmente superare la frammentazione fra HIV, IST, epatiti, PrEP, PEP, vaccinazioni, salute sessuale e riduzione del danno.

Il problema nasce quando l’integrazione diventa diluizione.

HIV non è semplicemente una IST fra le altre. È anche una infezione a trasmissione sessuale, certo. Ma è una condizione cronica, permanente, ancora fortemente stigmatizzata, che comporta una presa in carico per tutta la vita, un impatto sociale specifico, una storia politica specifica e una relazione particolare con diritti, stigma, discriminazione, accesso alle cure e qualità della vita.

Mettere nello stesso titolo HIV, AIDS, HPV e IST produce un effetto politico preciso: HIV viene ricondotto dentro un contenitore più ampio, insieme a infezioni per le quali esistono vaccini, trattamenti eradicanti o percorsi clinici molto diversi.

HPV è una questione importantissima, ma dispone di un vaccino. Molte IST batteriche hanno trattamenti eradicanti. HIV no. HIV oggi è trattabile in modo straordinariamente efficace, le persone in terapia efficace non trasmettono il virus, e questo va ripetuto ovunque. Ma HIV resta una condizione cronica, e soprattutto resta una condizione socialmente marcata.

C’è poi un altro elemento linguistico non secondario: l’espressione “HIV e AIDS”.
AIDS non è una patologia separata da HIV. È uno stadio clinico avanzato dell’infezione da HIV. Continuare a mettere i due termini uno accanto all’altro, come se fossero due entità parallele, restituisce una rappresentazione datata. Non a caso oggi, nel linguaggio internazionale, si parla sempre più di persone che vivono con HIV, non di “HIV e AIDS” come coppia fissa.

È curioso: nel testo si parla di HPV, non di “HPV e tumori HPV-correlati” nel titolo. Eppure, per HIV si continua a usare anche AIDS. È un’eredità storica, certo, ma anche un segnale culturale.

Il prezzo del “meglio piuttosto che niente”

È probabile che molte realtà della community abbiano sostenuto il provvedimento perché, dopo anni, vi hanno trovato alcuni riconoscimenti attesi: checkpoint, community-based, operatori di comunità, Terzo Settore, PrEP, test anonimo, minori sopra i 14 anni, contrasto alle discriminazioni.

È comprensibile. In un Paese che spesso arriva tardi, vedere finalmente scritte in una proposta di legge parole che per anni sono state patrimonio dell’attivismo può produrre entusiasmo.

Ma la storia italiana dovrebbe insegnarci a diffidare del “meglio questo che niente” quando diventa una formula per evitare il conflitto politico.
A volte il compromesso porta risultati utili. Altre volte produce norme che, mentre sembrano riconoscere un diritto o un’esperienza, ne delimitano il perimetro in modo problematico. Il rischio, in questo caso, è che il riconoscimento tecnico di una parte del modello community-based venga ottenuto al prezzo di un arretramento simbolico: HIV perde centralità politica e viene inserito stabilmente nel capitolo generale delle infezioni sessualmente trasmesse.

Non si tratta di dire che la legge sia “cattiva”. Sarebbe una semplificazione. Il testo contiene elementi positivi e potenzialmente utili. Ma proprio perché contiene elementi positivi, va letto con maggiore attenzione, non con minore attenzione.

La domanda non è soltanto: cosa otteniamo?

La domanda è anche: dentro quale cornice lo otteniamo?

Che cosa manca

Nel testo si parla di prevenzione, screening, sorveglianza, formazione, PrEP, discriminazioni. Tutto importante.

Ma restano deboli, almeno nell’impianto complessivo, alcuni temi che oggi sono centrali per chi vive con HIV: qualità della vita, invecchiamento precoce, comorbidità, stigma sanitario e sociale, salute mentale, solitudine, continuità della cura, partecipazione reale delle persone con HIV alla definizione delle politiche.

Alcuni riferimenti ci sono, per esempio quando si parla di comorbidità e progressivo invecchiamento della popolazione con HIV. Ma non sembrano costituire il cuore politico della legge. Restano dentro un linguaggio tecnico-programmatorio, non dentro una visione complessiva della vita con HIV oggi.

Eppure questa è la grande trasformazione dell’HIV contemporaneo: non solo evitare nuove diagnosi, ma garantire alle persone che vivono con HIV una vita lunga, dignitosa, libera dallo stigma e accompagnata da servizi capaci di rispondere alla complessità del presente.

Una legge da seguire, non da celebrare acriticamente

Il provvedimento merita attenzione. Contiene passaggi che possono rafforzare il ruolo dei servizi community-based e dare maggiore legittimità al lavoro dei checkpoint. Riconosce pratiche che le comunità hanno costruito spesso prima delle istituzioni. Introduce tutele importanti e apre spazi che potrebbero essere usati bene, se Regioni, servizi sanitari e Terzo Settore sapranno lavorare insieme in modo serio.

Ma non va celebrato acriticamente.

Non solo perché il percorso parlamentare non è concluso. Ma perché il testo ci costringe a porre una domanda più scomoda: qual è oggi il peso politico dell’HIV in Italia?

Se una legge specifica sull’HIV non riesce più a stare in piedi da sola e ha bisogno di essere accorpata a HPV e IST per trovare spazio nell’agenda parlamentare, forse il problema non è solo legislativo. È politico.

Forse il riconoscimento dei checkpoint arriva proprio mentre HIV perde centralità come questione autonoma di salute pubblica, diritti e comunità.

Questo non significa respingere il testo. Significa leggerlo per intero, sostenerne le parti utili, migliorarne le lacune e non rinunciare a dire ciò che rischia di rimanere fuori.

Perché la community non dovrebbe accontentarsi di essere riconosciuta solo come braccio operativo dello screening.

La community HIV è stata, ed è ancora, produttrice di pensiero politico, competenza, relazione, cura, sorveglianza dal basso e innovazione sociale.

Una legge davvero moderna dovrebbe riconoscere anche questo.

Sandro Mattioli

COMUNICATO STAMPA

In merito all’articolo pubblicato venerdì 8 dicembre 2023 su corriere.it/salute, “Sifilide, casi in aumento in Italia e nel mondo. Come proteggersi e curarla” firmato da Elena Meli, ci preme portare alcune considerazioni critiche ed elementi di discussione.

In Italia e nel mondo le diverse infezioni sessualmente trasmissibili (IST) sono in aumento da diversi anni. L’OMS ha pubblicato, nel 2022, un documento strategico che fissa gli obiettivi globali per contrastare le IST al fine di ridurre entro il 2030 le infezioni di sifilide e gonorrea del 90%. L’OMS chiede a tal fine che sia garantito alle popolazioni chiave l’accesso ad un’ampia gamma di servizi per il controllo delle IST e dell’HIV, e propone un’attenzione agli interventi ad alto impatto nella integrazione dei servizi per le IST e l’HIV, all’approccio mirato ai bisogni, alle caratteristiche dell’epidemia “locale” e delle differenti popolazioni, e infine ai modelli integrati, sostenibili e innovativi, anche dal punto di vista tecnologico, che possano massimizzare l’impatto degli interventi. Inoltre rimuovere le barriere all’accesso dei servizi per le IST, dalla prevenzione alla cura, è un punto centrale di tutta la strategia. I test per le IST, incluso l’HIV, sono fondamentali, quindi, per un efficace controllo della diffusione di queste infezioni.

Nel contrasto contro l’HIV, OMS indica la PrEP, ovvero la Profilassi pre Esposizione da HIV, come strumento fondamentale per raggiungere gli obiettivi del 2030. La PrEP è un farmaco o una combinazione di farmaci anti-HIV, assunti giornalmente o a cavallo del rapporto a rischio, che protegge dall’HIV impedendo la trasmissione dell’infezione. Ma la PrEP è anche un importante alleato per contrastare le altre IST: infatti, la somministrazione del farmaco viene di norma accompagnata da un programma di monitoraggio e controllo delle IST, favorendo quindi una diagnosi precoce delle stesse, spesso nella fase asintomatica. L’emergenza delle diagnosi “sommerse” di IST nei programmi PrEP consente, attraverso il trattamento precoce delle stesse, di ridurre nel medio periodo la trasmissione e quindi l’incidenza di nuove infezioni. L’articolo purtroppo ignora del tutto questa importante possibilità, menzionando solo il preservativo, strumento che rimane fondamentale, ma che, in una visione scientifica moderna, va integrato con i nuovi sistemi farmacologici di prevenzione, in particolare la PrEP. Un concetto pragmatico e flessibile di prevenzione, che anteponga il principio della riduzione del danno, in una visione non ideologica della salute.

Concetto che è ormai patrimonio delle Istituzioni. La PrEP è da tempo nel Piano Nazionale AIDS del Ministero della Salute e da quest’anno, per effetto di una Determina AIFA del maggio u.s., è anche gratuita in Italia. Tutto questo rappresenta un’occasione per rafforzare e implementare questo importante strumento di prevenzione, soprattutto per quelle popolazioni più fragili e marginalizzate (key population), maggiormente esposte al rischio di contrarre l’infezione da HIV e altre IST. L’OMS, oltre a sostenere una strategia integrata IST e HIV, per facilitare gli accessi ai test e screening, che deve necessariamente comprendere la PrEP, raccomanda le esperienze all’esterno dei contesti sanitari, attraverso l’implementazione di servizi Community Based presso associazioni, “checkpoint” o le iniziative di testing rapido in outreach, unità di strada, etc. Queste attività risultano efficaci, in particolare per raggiungere popolazioni chiave per HIV e IST.

Purtroppo, anche questa possibilità non viene citata nell’articolo. Nell’intervista, invece, l’aumento delle IST viene correlato solamente con il chemsex e i rapporti omosessuali, riproponendo il concetto di persona a rischio invece che il concetto più corretto e non stigmatizzante di comportamento a rischio, e alimentando la confusione tra comportamenti e preferenze sessuali. Quelle proposte nell’articolo ci sembrano argomentazioni riduttive, che alimentano uno stigma diretto a popolazioni specifiche, come purtroppo è accaduto in passato con l’HIV negli anni della crisi dell’AIDS. Le cause sono molto più complesse, ed è la stessa OMS ad indicarcele, così anche come riportato in documenti internazionali e italiani. Tra le cause possiamo sicuramente citare la mancanza di informazione e di promozione del benessere sessuale, legata ad una scarsità di servizi specifici, che risultino semplici nell’accesso e gratuiti per i diversi tipi di popolazione per favorire e garantire un accesso universale alla salute. Più in generale quello che manca è una visione ampia e più serena della salute sessuale, che inserisca il tema della IST in modo meno stigmatizzante, avvicinando le persone ai luoghi di cura e prevenzione.

Andrea Antinori, Infettivologo, Istituto Spallanzani, Roma

Daniele Calzavara, segretario Milano Check Point

Mario Colamarino, Presidente CCO “Mario Mieli” – APS

Filippo Leserri, Presidente PLUS Roma

Sandro Mattioli, Presidente PLUS APS

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Da giovedì 22 ottobre presso il BLQ Checkpoint gestito da Plus onlus sarà possibile effettuare anche il test rapido (salivare) per l’HCV (l’epatite C). Il nuovo test si aggiunge a quello HIV a prelievo capillare, di quarta generazione. Per entrambi i test, l’esito arriva in 20 minuti.

Importante: per non inficiare la validità del test HCV bisogna non aver mangiato, bevuto (a parte l’acqua), fumato o masticato chewing-gum da almeno 15 minuti e non aver utilizzato prodotti per l’igiene orale da almeno 30 minuti.

Molto più diffuso di quanto si pensi, il virus dell’epatite C si trasmette per via sanguigna e l’infezione è spesso asintomatica. Nel corso del tempo, HCV danneggia il fegato innescando epatiti croniche, fibrosi, cirrosi o carcinomi epatici. Si tratta di un’infezione curabile.

Il BLQ Checkpoint apre il martedì e il giovedì dalle 18 alle 21 (ultima accettazione ore 20:30). Si può anche fissare un appuntamento telefonando allo 051 4211857 o allo 051 252351 negli orari di apertura.

Il progetto

Il primo Checkpoint italiano direttamente gestito dalla comunità LGBT è un progetto di ricerca e intervento che offre test HIV e HCV (rapidi, anonimi e gratuiti), eroga consulenze personalizzate sulla salute sessuale e raccoglie dati per studi europei.

Il luogo

I locali di via San Carlo 42/c a Bologna, di proprietà comunale, sono stati assegnati all’associazione Plus onlus attraverso una convenzione pluriennale con l’azienda USL e il Comune di Bologna.

Un nuovo modello di welfare

Il BLQ Checkpoint ha preso vita grazie alla sinergia tra Plus onlus – rete di persone LGBT sieropositive, Regione Emilia Romagna, Comune di Bologna e Azienda USL, in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera S. Orsola-Malpighi. Sistema sanitario e privato sociale insieme per offrire servizi innovativi.

www.plus-aps.it/blqcheckpoint/
Per contatti: Sandro Mattioli, presidente Plus onlus, info@plus-onlus.it, cell. 340 4863712

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Plus onlus lancia una raccolta fondi in crowdfunding per sostenere il progetto Checkpoint: http://www.retedeldono.it/progetti/plus-onlus/blq-checkpoint

L’obiettivo di Plus attraverso la raccolta fondi in crowdfunding è quello di raccogliere 3.500 euro da poter utilizzare per alcuni lavori di miglioramento all’interno della sede del BLQ Checkpoint concessa dal comune di Bologna in via San Carlo 42. I costi di ristrutturazione della sede infatti sono a totale carico dell’associazione, che essendo molto giovane (nata nel 2012) e trattando un tema ancora molto difficile nel nostro paese fatica a trovare da sola fondi necessari per poter rendere gli uffici e l’area dedicata al Checkpoint agibile in breve tempo.

Che cos’è un checkpoint?

Il checkpoint è una struttura dedicata al test rapido salivare HIV per promuovere la salute sessuale delle persone LGBT e di tutta la popolazione. Realtà simili sono già presenti in altre città europee come Barcellona, Lisbona, Atene e Belgrado e quello proposto da Plus Onlus sarebbe il primo di questo tipo in Italia. Il checkpoint oltre ad essere un luogo dove si effettuano i test in modo gratuito diventerà anche un luogo di incontro, di informazione e documentazione sulle tematiche riguardanti HIV e AIDS e di altre malattie a trasmissione sessuale.

Chi è Plus?

Plus Onlus è un’associazione senza scopo di lucro che ha l’obiettivo di sensibilizzare, di accogliere e informare sulle tematiche riguardanti l’HIV e AIDS con una speciale attenzione verso la comunità gay e MSM (uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini).

Altro obiettivo molto importante oltre a quello di combattere contro la discriminazione di ogni tipo che avviene e può avvenire ogni giorno contro la popolazione sieropositiva, è quello di promuovere l’utilizzo del test HIV per tutti e soprattutto nella popolazione giovanile, per promuovere una migliore conoscenza del proprio stato di salute e per diminuire il forte fenomeno presente in Italia dei “late presenters”, persone che vengono a conoscenza del proprio stato sierologico in un momento lontano rispetto al momento dell’infezione.

Perché una raccolta fondi?

Plus Onlus ha quindi l’obiettivo da qualche anno di portare in Italia una struttura che a livello internazionale viene definita Checkpoint (già presente in città come Barcellona, Lisbona, Atene e Belgrado), struttura nella quale si possono effettuare anonimamente e gratuitamente i test rapidi salivari.

Noi volontari e volontarie di Plus abbiamo deciso di aprire questa raccolta fondi per poter far avanzare e concludere più rapidamente i lavori di ristrutturazione della sede concessa dal Comune ma al momento non ancora agibile.

Al momento, in parte siamo sostenuti da donazioni private ma il difficile argomento, soprattutto in questo periodo storico, non aiuta nel trovare donazioni che ci possano portare in breve tempo al nostro obiettivo.

Plus Onlus per il progetto Checkpoint ha una convenzione con il Comune e l’ASL di Bologna che oltre a fornire la sede ci forniranno anche l’adeguato materiale sanitario necessario per la somministrazione dei test.

Espanol

 

Recolección de fondos: http://www.retedeldono.it/progetti/plus-onlus/blq-checkpoint

El objetivo de Plus a través de la recolección de fondos en “crowdfunding“, es el de recolectar 3.500 Euros para poder ser utilizados en algunos trabajos de mejoramiento en el interior de la nueva sede concedida por la Comunidad de Bologna en la Via San Carlo 42. Los costos de re-estructuración de la Sede, de hecho, son a total beneficio de la Asociación; que siendo realmente muy jóven (nacida en el 2012), y tratando un tema aún “prohibido” en nuestra región, dificulta reunir por si sola los fondos necesarios para poder realizar los trabajos necesarios en el área dedicada al Checkpoint para que sea habitable en corto tiempo.

Qué es Checkpoint?

El Checkpoint es una estructura dedicada al test rápido salival para promover e incentivar la realización del test HIV en forma anónima. Está ya presente en otras ciudades como Barcelona y Belgrado y esta propuesta de Plus Onlus sería la primera de este tipo en Italia. El Checkpoint, además de ser un lugar donde se realizan los test, se tornará también  en un lugar de encuentro, información y documentación sobre las temáticas referentes al HIV y AIDS.

Quien es Plus? 

Plus Onlus es una asociación sin fines de lucro que tiene el objetivo de sensibilizar, recoger, e informar sobre las temáticas referentes al HIV y AIDS  con una especial atención  sobre la comunidad gay y MSM (hombres que tienen relaciones sexuales con otros hombres).

Otro objetivo muy importante, es el de combatir contra la discriminación de cualquier índole que existiera o pudiese existir cada dia contra la población seropositiva. Además de promover el uso del test HIV para todos y sobre todo para la población jóven. Promover un mejor conocimiento del propio estado de salud y también para disminuír el fuerte fenómeno presente en Italia de los “late presenters”: personas que vienen a tener conocimiento de su propio estado serológico en un momento alejado con respecto al momento en que se produjo la infección.

Porque una recolección de fondos?

Plus Onlus tiene por lo tanto, el objetivo desde hace algunos años, de proveer a Italia de una estructura que a nivel internacional ha sido definido Checkpoint (ya presente en ciudades como Barcelona y Belgrado). Estructura en la cual se pueda efectuar anónimamente y gratutitamente los tests en forma rápida.

Nosotros voluntarios y voluntarias de Plus, hemos decidido iniciar esta recolección de fondos para poder avanzar y concluír mas rápidamente los trabajos de re-estructuración de la Sede concedida por la Comuna que aún no está habitable.

En parte, al momento estamos siendo sostenidos por donaciones privadas, pero el difícil argumento, sobre todo en el período histórico, no ayuda a encontrar donaciones que nos puedan llevar a lograr nuestro objetivo en corto plazo.

Al momento, Plus Onlus por el proyecto Checkpoint, tiene un tratado con la Comuna de Bologna y el ASA de Bologna, que además de proporcionar la sede; nos facilitarán los materiales sanitarios necesarios para la realización del test.

English

 

Donate here: http://www.retedeldono.it/progetti/plus-onlus/blq-checkpoint

Plus Onlus has a goal, collect 3.500 euro through a crowdfunding campaign to restructure our new office in via San Carlo 42 in Bologna (Italy) that the municipality has granted us. Our organization has to pay completely the restructuring costs for the new office. We are very young (we were born in 2012) and we deal with an issue still taboo in our country. For us is very hard to find help and money to transform some parts of the structure in via San Carlo 42 in an adequate place to be an HIV Checkpoint available in a short time.

What a Checkpoint is.

A checkpoint is a specific structure dedicated to HIV rapid test and is also a place useful to sensitize the population about the personal sexual health situation. We can find at the moment structures like this in Europe in Lisbon, Athens, Barcelona and Belgrade and BLQ Checkpoint (Bologna Checkpoint) will be the first one in Italy. BLQ Checkpoint will be also an important place where meet other people, find important informations and find documentation material about STDs, HIV and AIDS.

Who is Plus?

Plus Onlus is a nonprofit organization that wants to sensitize, to welcome and to inform the society about HIV and AIDS topics with a special focus on gay and MSM comunity (men that have sex with men).

An another very important goal for us in addiction to fight against any kind of discriminations against sieropositive population, is to promote HIV test for all and above all in the young population, to allow a better knowledge of the personal health status and to decrease the strong “late presenters” phenomenon, people that discover the personal serostatus in a late moment compared to the time of infection.

Why a crowdfunding?

Plus Onlus wants to bring in Italy a new structure for our country. HIV Checkpoints are already working in Europe in Lisbon, Athens, Barcelona and Belgrade. These kind of structures are place where the people can test themself with a rapid salivary test for free and in an anonimously way.

Plus Onlus volunteers has dedided to start this crowdfundig campaign to help our organization to finish faster the renovation work in our new office, at the moment not yet accessible. We are in part sustained by private donations, but the difficult topic and the difficult economical moment for our country make very difficult for us find more donations that can help us to reach in a short time our goal.

Plus Onlus has an agreement with the local municipality and the local health system that in addiction to give us the office, will provide us medical supplies useful for HIV test.

Amiche e amici di Plus,

sexhiv-34-ridcon il finire dell’anno 2014 vogliamo augurarvi feste allegre e piacevoli, ma anche condividere con voi alcune brevi riflessioni su cosa sta accadendo a Plus.

L’anno che sta per finire è stato straordinario: abbiamo realizzato campagneofferto testincontrato personepubblicato ricerche, ma soprattutto abbiamo finalmente firmato l’accordo con il Comune di Bologna e la Azienda sanitaria per aprire il primo Checkpoint italiano. Per la prima volta in Italia ci sarà un luogo gestito dalla comunità LGBT per offrire test, counselling e servizi per la salute sessuale alla comunità LGBT!

Un passo in avanti entusiasmante ed eccitante. E vi vorremmo spiegare perché. Quei – purtroppo pochi – successi che si sono avuti nel cercare di fermare la diffusione dell’HIV negli ultimi 30 anni in tutto il mondo sono legati tutti a una caratteristica: il coinvolgimento nel ruolo di protagonisti delle associazioni. Quando sono le stesse comunità più esposte al rischio dell’infezione che si danno da fare, senza aspettare le rarissime e inutili campagne ministeriali che servono a poco, allora si ottengono risultati reali!

Per questo, vorremmo che tutti noi, persone LGBT, HIV positive oppure no (secondo lo spirito della ultima campagna di Plus, siamo tutti HIV=), considerassimo il Checkpoint di Bologna come una casa comune di cui prenderci cura e da sostenere. Con il Checkpoint abbiamo una opportunità concreta: invertire la tendenza che vede il numero di infezioni da HIV crescere ogni anno nella comunità gay, bisex e trans in Emilia-Romagna, nel Nord Italia e in tutto il paese.

Il nostro obiettivo è rendere il Checkpoint operativo entro la prima metà del 2015: da quel momento tutti potranno accedere facilmente al test a risposta rapida per l’HIV e – speriamo – anche per l’HCV e altre infezioni a trasmissione sessuale. Questo aiuterà le persone ad avere una vita sessuale più soddisfacente e sicura, fermando la diffusione delle infezioni.

Per ottenere questo serve ancora molto: nel breve periodo, Plus è impegnata a cercare i fondi per ristrutturare l’edificio in cui verrà aperto il Checkpoint, a formare gli operatori che lo renderanno vivo, a costruire le relazioni con tutti coloro che aiuteranno il Checkpoint a funzionare. Ognuno di voi può aiutare in questo: serve il contributo di tutta la comunità per fare di questa esperienza un successo clamoroso, da mostrare come esempio a tutta l’Italia. Per questo, vogliamo chiedervi di continuare a sostenere Plus, facendo sentire che anche voi credete in questo progetto come avete fatto finora, allargando la rete di amiciBanchetto RED dell’associazione e – per chi può – contribuendo con una donazione, offrendo il proprio tempo, le proprie idee. A questo proposito, non possiamo non ricordare che i successi di Plus sono stati possibili solo grazie all’impegno di tutti i suoi volontari e al supporto di tanti amici, fra cui il MIT – Movimento di identità transessuale, che ci ospita nella sua sede. A loro va il sentito ringraziamento di tutti noi, con il cuore.

Per tutti, visto che a Natale siamo più buoni, nel caso lo aveste perso di vista, vi ricordiamo l’indirizzo per fare una donazione a Plus su PayPal: non si sa mai…

Mille auguri e a prestissimo con le nostre attività!

Il direttivo di Plus onlus: Sandro, Stefano, Giulio, Michele, Paolo e Roberto.