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Dopo un lungo percorso con le istituzioni bolognesi, purtroppo temporaneamente interrotto dal dannato covid, il percorso di Fast Track City è ripreso grazie al sostegno del Sindaco Matteo Lepore, al lavoro dell’Assessore alla Salute del Comune di Bologna Luca Rizzo Nervo, nonché all’attenzione posta dai dirigenti Iapac/Fast Track Cities con i quali siamo sempre stati in contatto, il vice-presidente di Iapac Bertand Audoin, e, soprattutto, Tanja Dittfeld che dirige Fast Track City Europe e che ha contribuito in modo incisivo al raggiungimento dell’obiettivo e che ha firmato insieme al Sindaco il documento di adesione, proprio nella giornata topica del 1 dicembre 2022, giornata mondiale per lotta contro HIV/AIDS.

Un obiettivo che, in realtà, è un punto di partenza. Ora comincia il vero lavoro. Il Sindaco e l’Assessore si sono assunti la responsabilità di portare la città di Bologna a raggiungere gli obiettivi di UNAids, i tre 95 (95% delle persone con HIV diagnosticate, 95% in terapia, 95% con viremia non rilevabile) prima del 2030. Ma il protocollo pone l’accento anche sul tema delle infezioni a trasmissione sessuale, su epatite C, il loro monitoraggio, trattamento e cura, stigma e discriminazione. Tutti temi sui quali anche a Bologna abbiamo spazi di miglioramento.

Sono obiettivi ambiziosi per raggiungere i quali il lavoro sarà molto impegnativo.

Bologna ha già posto in essere diversi strumenti utili a limitare le nuove infezioni. Penso alle unità di strada e agli interventi di riduzione del danno svolti da più servizi, al buon lavoro fin qui svolto dal Sant’Orsola con i suoi ambulatori HIVMTSPrEP, dal Centro C.A.S.A. e dal numero verde aids gestiti dall’Azienda Sanitaria.

Ma soprattutto penso al lavoro che da anni facciamo come Plus sul tema della prevenzione con i servizi BLQ Checkpoint e, più di recente, con il PrEP-Point.

Servizi che sono decisamente sottostimati, siamo aperti solo 6 ore a settimana, e che devono assolutamente essere implementati se vogliamo dare al progetto Fast Track l’impulso decisivo per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Anche grazie all’apporto di Plus in una logica di sussidiarietà orizzontale, Bologna è l’unica città della Regione che può vantare un numero di diagnosi tardive visibilmente al di sotto della media regionale, ma è evidente che non basta. Le diagnosi tardive ci segnalano quanto lavoro c’è da fare sulla promozione dei test e anche la presenza di un sommerso importante. Due problemi che vanno assolutamente risolti se davvero vogliamo raggiungere gli obiettivi prefissati.

Sandro Mattioli
Plus aps

PLUS, Persone LGBT+ Sieropositive, aps cerca infermieri che vogliano contribuire all’attività di offerta di test per HIV, HCV e altre infezioni sessualmente trasmissibili agli utenti – in massima parte LGBT – del BLQ Checkpoint, il primo centro community based per i servizi di salute sessuale al di fuori dell’ambiente ospedaliero.

Al BLQ Checkpoint opera un gruppo di volontari, composto soprattutto da persone gay con HIV, per portare il tema della salute sessuale al di fuori dell’ambiente ospedaliero, più a contatto con la comunità LGBT con una particolare attenzione ai maschi gay e agli altri maschi che fanno sesso con maschi (MSM). L’azione di Plus è fortemente centrata sul supporto fra pari, ossia la comunità che offre servizi alla comunità stessa, nella logica di rivolgersi ai servizi ospedalieri quando serve. Cerchiamo di portare fuori dall’ospedale tutto quello che può essere gestito dalla community stessa.

Da qui nasce l’idea del BLQ Checkpoint, il primo centro community based condotto da operatori alla pari aperto in Italia nel 2015.

Le attività del BLQ Checkpoint prevedono l’esecuzione di test rapidi per HIV, HCV e altre infezioni sessualmente trasmissibili. I volontari di Plus si occupano dell’accoglienza e della gestione dell’utente durante il test.

Agli infermieri volontari si chiede di eseguire i test rapidi per HIV, HCV e le principali infezioni a trasmissione sessuale, nell’ambito del programma Sex Check.
Gli orari di apertura del centro sono i seguenti:

lunedì e mercoledì dalle 18 alle 21

Il centro si trova in via S. Carlo 42/C a Bologna.
È prevista una formazione con il duplice scopo sia di illustrare le modalità di esecuzione dei test, sia di condivisione dell’approccio alla base dell’attività di Plus e del BLQ Checkpoint.

È richiesta una copertura assicurativa con estensione relativa al contagio HIV/HCV.

Ti chiediamo di regalarci un poco del tuo tempo (basta anche un solo turno al mese!) per consentire il proseguimento della esperienza del BLQ Checkpoint, considerato in tutta Italia un modello di lotta all’HIV da prendere ad esempio. Siamo certi che si rivelerà essere anche per te una esperienza molto appagante.

Per ulteriori informazioni e appuntamento per colloquio, info@plus-aps.it. È gradito l’invio del curriculum vitae.

In una Parigi piovosa e un po’ cupa, dove sembra che tutti si attendano un attentato da un momento all’altro ma nessuno osa dirlo, si è aperta ufficialmente la ILC (International Liver Conference) 2018, organizzata dalla EASL, l’associazione europea per gli studi sul fegato. Una conferenza fra le più importanti al mondo e lo si vede dai numeri: 10.000 epatologi da oltre 120 paesi del pianeta. Nella top 10 dei partecipanti figurano in testa gli statunitensi, ma sono presenti in forze ovviamente i francesi, i tedeschi, gli inglesi e gli italiani (con ben 468 partecipanti), ma sono presenti anche specialisti dalla Cina e dall’Egitto. Dei 2761 abstract presentati, ne sono stati accettati 1750 (1542 poster e 208 presentazioni orali). Sul piano organizzativo quest’anno la ILC è stata dotata di una veste nuova che va nella direzione della multidisciplinarità e dall’interazione: le sessioni mattutine (alle 7,30!) “Breakfast morning rounds” sono una opportunità per affrontare in maniera meno formale e molto pratico, temi solitamente impegnativi (per esempio le complicanze comuni su un fegato cirrotico). Chiaramente più adatta a specialisti o specializzandi che alla advocacy; la serie di incontri “Meet the expert”, le sessioni sul trapianto, così come le sessioni organizzate in collaborazione con EASD (Associazione Europea per gli studi sul diabete) e ESMO (Società Europea per l’oncologia medica), completano l’elenco delle novità. Veste nuova che da la misura di come l’orizzonte della ricerca sul fegato si stia ampliando verso nuove mete. In effetti gli studi presentati spaziano su vari temi: alcool, cirrosi, sanità pubblica, epatiti virali (ormai più attenzione sul ritorno della B – tanto per dire cosa conta avere un vaccino se non lo si usa – più che sulla C), NAFLD (Non-alcoholic fatty liver disease), epatocarcinoma (HCC – rispetto al quale è opinione comune che il trattamento efficace sulla HCV, non abbia nulla a che spartire con la HCC che in rari casi compare dopo), infezioni rare del fegato. Dalla presentazione delle sessioni della conferenza, emergono due strutture che non conoscevo: la EASL International Liver Foundation – una fondazione interessante che potremmo contattare per eventuali collaborazioni – e la ELPA, European Liver Patient’s Association, rete di associazioni di pazienti di fa parte l’italiana Epac. Per non parlare della World Hepatitis Alliance organizzazione globale molto impegnata sul tema della lotta contro la discriminazione, dove per l’Italia è sempre presente Epac. Detto questo non posso non notare che alcuni vecchie modalità tipiche di questo tipo di conferenze, sulle infezioni del fegato, sono rimaste. Diversamente dagli infettivologi, abituati da 30 anni di conferenze su HIV a descrivere una visione di insieme della lotta contro il virus e spesso ad inquadrare in tale visione politica i risultati dello studio presentato, i gastroenterologi tendono a declinare in modo didascalico gli eventi e gli esiti degli studi. In questa conferenza sono stati addirittura messi in plenaria temi sui quali non c’è sostanzialmente nulla di nuovo da dire. Penso a HDV e HEV temi piazzati in plenaria, dove la notizia più importante era il passaggio a fase II di alcuni studi che riguardano le due infezioni epatiche, nessun nuovo farmaco, dati discreti su interferone, ecc. Perfino nella plenaria più importante, quella della inaugurazione, è stato piazzato un enorme studio multicentrico, su ben 3 continenti, sulle infezioni da batteri multi-resistenti in pazienti cirrotici. Una situazione, come è facile immaginare, molto articolata. Nonostante la vastità dello studio e degli arruolati, la conclusione finale dello studio globale è stata sono necessari altri studi… Per ora l’unica novità è la presentazione (cui farà seguito la pubblicazione) delle linee guida relative a buona parte delle infezioni o malattie del fegato, presto saranno completate e pubblicate le mancanti che già sono annunciate. Oggi, mentre camminavo per gli stand, la hostess di una piccola azienda di macchine per effettuare test, mi ha donato un piccolo fegato di gomma antistress… una di quelle cose che se le stringi in mano ti passa lo stess. Dubito che sia utile in caso di diagnosi di HCV, ma si può tentare.

Sandro Mattioli
Plus Onlus
Presidente

Al “The Liver Meeting” della American Association for the Study on Liver Diseases (AASLD) tenutosi a Washington, DC, il 20-24 ottobre 2017, Filippo von Schloesser, presidente di Nadir onlus, ha intervistato Alessio Aghemo (Milano, Humanitas), Giovanni B Gaeta (Napoli, II Università di Napoli) e Erika Villa (Modena, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia) sui principali temi della conferenza. La rivista Delta riporterà un articolo.

 

In vista di San Valentino, il  gestito BLQ Check Point gestito da Plus Onlus programma un’apertura straordinaria, resa possibile dalla stretta collaborazione con l’azienda sanitaria.

La settimana dal 13 al 17 febbraio, sempre dalle 18 alle 21, sarà quindi una Testing Week molto speciale… dedicata a tutti gli innamorati (in coppia o di se stessi), perché un virus non guarda in faccia a nessuno.

Ricordiamo inoltre le nuove modalità di prenotazione dei test hiv e hcv in vigore da questo mese. Oltre al numero di telefono 051 42 118 57 (attivo negli orari di apertura, quindi di regola martedì e giovedì 18-21) si può anche inviare una mail a prenota@blqcheckpoint.it, in risposta alla quale verrà fissato un appuntamento.

Il BLQ Checkpoint offre test rapidi, anonimi, gratuiti e sicuri. Il test hiv è a prelievo capillare (punturina sulla falangetta), il test hcv è salivare e per essere effettuato con successo non bisogna aver mangiato, bevuto bibite, fumato, masticato chewing-gum o usato il dentifricio nei venti minuti precedenti. Nel caso in cui non si possa andare all’appuntamento prefissato, è opportuno segnalarcelo.

L’utilizzo del preservativo riduce il rischio di trasmettere tali infezioni ma non basta a cancellarlo del tutto. L’herpes, la sifilide e l’HPV (il virus associato ai condilomi o creste di gallo) si possono trasmettere anche in presenza del condom. L’epatite A e le infezioni intestinali si possono trasmettere col rimming. Contro l’epatite A e B ci si può vaccinare: è un vaccino altamente consigliato, quindi se non l’hai già fatto parlane col medico.

Avere altre IST può facilitare la trasmissione dell’Hiv: per esempio, lo sperma, il liquido prespermatico e il muco rettale di un uomo sieropositivo che abbia anche la gonorrea contengono una maggiore quantità di Hiv, aumentando così il rischio di trasmissione. Anche le lesioni genitali che si creano per via di IST come la sifilide agevolano lo scambio di sangue durante il rapporto sessuale, soprattutto se non si usa il preservativo.

Una diagnosi tempestiva

Molte IST non hanno sintomi palesi, quindi è importante testarsi regolarmente se si ha una vita sessuale attiva. Sono test facili da fare e i trattamenti sono efficaci. Un’infezione diagnosticata e trattata per tempo risparmia grossi problemi a noi e ai nostri partner.

Se ti diagnosticano una IST, cerca di comunicarlo ai tuoi partner più recenti. È un modo per ridurne la diffusione all’interno della comunità gay.

E se ti capita spesso di avere una diagnosi di IST, non sarà il caso di interrogarti seriamente sulla tua capacità di gestione della sessualità? Stai certo che puoi fare un sesso straordinario anche tutelando la tua salute: un counselling specifico in questo caso potrebbe esserti di aiuto.
Checklist per chi fa sesso

  • Fatti testare regolarmente, cioè almeno una volta l’anno, per le IST più comuni (sifilide, gonorrea, clamidia, epatite C e uretrite aspecifica, cioè non gonococcica).
  • Se hai molti rapporti occasionali, dovresti testarti più spesso.
  • Discuti col tuo medico l’ipotesi del vaccino per l’epatite A e B, se non l’hai già fatto.
  • Se ti diagnosticano una IST, cerca di contattare i tuoi partner più recenti.

La sifilide

La sifilide, o lue, è molto diffusa nella comunità gay, soprattutto tra le persone con Hiv (in cui progredisce più rapidamente). Molti non ne riconoscono i sintomi, per cui solo il test consente di diagnosticarla. La sifilide ha tre stadi: il primo è caratterizzato da un sifiloma (una lesione non dolorosa); durante il secondo stadio si verifica un’eruzione cutanea che viene spesso scambiata per qualcos’altro; se non si interviene, con il terzo stadio si possono avere danni a organi interni, agli occhi, al cervello, alle articolazioni e alle ossa.

La sifilide si cura con ottime probabilità di successo nelle fasi iniziali. Usare il preservativo quando scopi riduce il rischio di trasmissione, anche se essa può avvenire pure col sesso orale o solo toccando uno degli sfoghi cutanei di cui sopra. Quindi, lo ripetiamo, fare il test specifico è molto importante.

L’epatite C

L’epatite C (Hcv) fa ammalare il fegato e, come l’epatite B, può sfociare in una malattia cronica che rende più difficile il trattamento dell’Hiv. Puoi prendere l’Hcv per via ematica, per esempio usando la stessa siringa o il rasoio, oppure per via sessuale, in particolare quando c’è contatto di sangue.

Si stima che in Italia circa il 30-50% degli uomini sieropositivi abbia una coinfezione da Hcv. La trasmissione sessuale dell’epatite C è più probabile in situazioni in cui avviene uno scambio di sangue tra partner, come una scopata particolarmente lunga e vigorosa, la condivisione dei dildo o il fisting con più persone coinvolte.

Va detto che si sta registrando un aumento delle persone che affermano di aver contratto il virus dell’HCVmediante sesso anale non protetto, senza condividere siringhe e sex toy e senza praticare fisting.

Questo trend riflette l’opinione diffusa, a livello di ricerca medica, secondo la quale l’Hcv si trasmette per via sessuale più facilmente di quanto si credesse a suo tempo. Secondo i ricercatori vi sono alcuni fattori che contribuiscono alla trasmissione sessuale dell’epatite C, soprattutto tra partner sieropositivi, come la maggiore carica virale di Hcv nello sperma in chi ha una coinfezione Hiv-Hcv.

La trasmissione sessuale dell’Hcv è stata anche associata all’uso di crystal e popper. Trasmissione ulteriormente agevolata dalla presenza di altre IST come la sifilide o l’herpes.

Non condividere aghi o siringhe, cucchiai, lacci emostatici o clisteri. Il preservativo riduce il rischio durante il sesso anale. Non condividere neanche i dildo oppure applicaci un preservativo a ogni cambio di partner. Se fai fisting, cambia guanti per ogni partner e, se usi un lubrificante in barattolo come il Crisco che si adopera immergendo le dita nel prodotto, usa un barattolo diverso per ogni partner: l’Hcv è molto resistente e tracce di sangue del precedente partner potrebbero essere rimaste nel lubrificante.

La clamidia

La clamidia è un’infezione batterica che può prendere cazzo, ano o gola. La puoi prendere mediante il sesso orale o anale. Di solito, non avverti alcun sintomo; in caso contrario puoi sentire del prurito sul cazzo o nel culo o avere perdite acquose biancastre o grigiastre dal glande e dolore quando eiaculi. Per la diagnosi, devi fare ricorso ad analisi di laboratorio. Se non trattata, la clamidia provoca un’infiammazione ai testicoli, un dolore diffuso allo scroto o quando si piscia. La clamidia può aumentare la quantità di Hiv presente nello sperma e provoca infiammazioni anali, agevolando la trasmissione dell’Hiv.

Il linfogranuloma venereo

Detto anche Lgv, è una rara ma virulenta forma di clamidia. Può infettare la bocca, il cazzo e il culo. Anche questa la puoi prendere nel sesso anale e orale non protetto, condividendo i dildo o fistando più partner. Nel cazzo, i sintomi includono una piaga non dolorosa nel punto infetto, seguita da fastidio quando pisci o perdite dal glande, che può anche ingrossarsi e far male. Quanto al retto, i sintomi possono essere ulcere, ascessi, infiammazioni dolorose (proctite) e perdite di sangue e pus. Se non trattato, può lasciare cicatrici, danni ai tessuti, gonfiori molto seri nel retto e nell’area genitale.

Infezioni intestinali

Esiste una serie di infezioni intestinali in grado di provocare sintomi quali vomito, diarrea e crampi allo stomaco e nelle persone sieropositive tendono a colpire duro. I parassiti del genere Shigella e Giardia sono tra le cause più comuni. Tali infezioni si trasmettono attraverso minuscole particelle o feci contaminate che entrano nella cavità orale durante il rimming o mettendosi in bocca dita o cazzi contaminati. Per evitare di esporti a queste infezioni, lavati le mani per bene con acqua calda e sapone dopo aver fatto sesso o passando da un partner all’altro e usa il dental dam quando fai rimming (leccare l’ano).

L’herpes genitale

Questo tipo di herpes è caratterizzato da pustole che possono far male e riapparire a distanza di tempo. Gli sfoghi possono interessare i genitali, l’area anale e altre parti del corpo. Un’infezione del genere è piuttosto comune tra i maschi omosessuali ed è ancora più frequente e dannosa nelle persone con uno stadio avanzato dell’Hiv. La ricerca ha dimostrato una correlazione tra herpes e Hiv, con entrambi i virus che tendono a replicarsi più velocemente. Se hai degli sfoghi cutanei, la cosa migliore è fare un trattamento aggressivo seguito da un’adeguata profilassi. Evita ogni tipo di contatto con le lesioni da herpes.

I condilomi

I condilomi, detti anche creste di gallo, sono causati da una famiglia di virus che va sotto il nome di papilloma virus umano (Hpv). I condilomi anali ne sono la manifestazione più diffusa tra i maschi omosessuali. I virus si trasmettono con grande facilità mediante contatto cutaneo. Trattare i condilomi diventa più difficile nelle persone che vivono con l’Hiv e alcuni dei virus che li provocano aumentano il rischio di cancro anale. I condilomi si possono rimuovere chirurgicamente, il che non esclude la possibilità di una recidiva. Evita ogni tipo di contatto con le creste di gallo. Il preservativo riduce il rischio anche se non lo elimina del tutto. Esistono dei vaccini per alcuni ceppi di Hpv, parlane col tuo medico.

La gonorrea

Detta anche scolo, la gonorrea è una IST batterica piuttosto diffusa, specialmente tra i maschi omosessuali, che prende gola, cazzo o ano e a volte, ma non sempre, causa dolori o fuoriuscite di liquidi dall’uretra. Spesso è asintomatica quando interessa la gola o l’ano e si trasmette con grande facilità (ad esempio col sesso orale o nei giochi anali). È importante beccarla subito e trattarla, in quanto la gonorrea è legata alla progressione dell’Hiv ed è in grado di aumentare la carica virale nello sperma. L’uso del preservativo diminuisce il rischio di trasmissione.

L’epatite A

È causata da un virus (Hav) che provoca una malattia del fegato della durata di qualche settimana. Tra i sintomi, itterizia (la pelle gialla), fiacca, perdita di appetito e un cambiamento cromatico nelle urine e nelle feci. Visto che attacca il fegato, rischia di rendere meno sostenibile l’assunzione di una terapia antiretrovirale.

Puoi prendere l’epatite A mediante contatto con la cacca. Il rimming, metterti le dita in bocca dopo aver esplorato il retto del partner o toccare preservativi usati o sex toy sono veicoli di trasmissione dell’epatite A. La puoi prendere anche entrando in contatto con cibo, acqua e oggetti contaminati. Esiste un vaccino altamente raccomandato per le persone con Hiv: parlane col medico.

L’epatite B

Il virus dell’epatite B (Hbv) colpisce il fegato ed è piuttosto comune tra i maschi omosessuali. Può diventare un’infezione persistente, di lungo periodo, che complica il trattamento dell’Hiv.

L’epatite B la puoi prendere mediante sesso anale non protetto e altre attività che comportano scambio di sangue (come il fisting con più partner). L’uso del preservativo riduce il rischio di trasmissione. Il vaccino contro l’epatite B è obbligatorio dal 1991 ma farlo conviene a tutti gli uomini che fanno sesso con altri uomini: parlane col tuo medico.

EasyPlus BrochurePlus onlus ha realizzato una brochure informativa sull’epatite C, infezione che può colpire i maschi gay che si espongono a particolari situazioni a rischio di trasmissione. La brochure è stata realizzata nell’ambito del progetto EasyHCV condotto in collaborazione con il San Raffaele di Milano e con un contributo non condizionato da parte di Abbvie.

È possibile scaricare la brochure in formato pdf cliccando qui: EasyPlus Brochure HCV.

Di seguito il testo della brochure.

EPATITE VIRALE C
Conoscila per proteggerti

Edizione di aprile 2016

EPATITE C

Il termine epatite significa “infiammazione del fegato”, e può essere dovuta a cause diverse: virus, farmaci, alcool ecc.

La lettera “C” indica il tipo di virus responsabile, la cui sigla completa è HCV (“Hepatitis C Virus”: virus dell’epatite C). Prima dell’identificazione del virus, avvenuta nel 1989, l’epatite C era definita come “epatite non A non B”.

IDENTIKIT DELL’HCV

L’HCV è un virus che si replica con grande facilità: in una persona con infezione cronica si possono produrre anche 1000 miliardi di particelle virali al giorno. Questo ha due conseguenze: la trasmissione del virus è relativamente facile, e replicandosi il virus cambia, cioè ha delle mutazioni genetiche che spiegano perché ne esistano così tanti tipi.

L’HCV è in grado di sopravvivere nell’ambiente anche per diverse ore e purtroppo è in grado di sfuggire alle difese dell’organismo grazie alla capacità di modi care rapidamente i propri componenti, ossia le proteine dell’involucro.

Sono note almeno sei varianti (genotipi) del virus dell’epatite C, identificati con i numeri da 1 a 6, ciascuna delle quali risponde in maniera diversa alle terapie antivirali.

La più frequente in Italia è il genotipo 1 (circa il 50%).

LA DIFFUSIONE DELL’EPATITE C

Il virus colpisce circa il 3% della popolazione del pianeta e si stima che ogni anno si aggiungano 3-4 milioni di nuovi casi ai 170 milioni di individui che già vivono con l’infezione. Particolarmente elevata è la presenza dell’HCV in Egitto e Camerun.

In Italia si stimano circa 300.000 casi diagnosticati e molti altri devono ancora scoprire l’infezione.

L’HCV, da solo o associato ad altri co-fattori quali alcool o virus dell’epatite B, è il maggior responsabile di cirrosi e di tumore del fegato e causa migliaia di decessi ogni anno. In alcuni gruppi di popolazione ad alto rischio è possibile riscontrare una percentuale elevata di co-infezione HIV/HCV.

Anche grazie a migliori conoscenze delle vie di trasmissione e all’adozione di misure preventive, l’incidenza della patologia da HCV è andata progressivamente diminuendo negli ultimi anni.

COME PUÒ AVVENIRE IL CONTAGIO

In passato le principali fonti di infezione erano le trasfusioni di sangue (prima del 1992) e l’impiego di strumenti non correttamente sterilizzati, quali – ad esempio – le siringhe di vetro riutilizzate e senza aghi a perdere.

Attualmente i controlli sulle donazioni di sangue ed emoderivati nonché l’impiego di materiale sanitario monouso hanno pressoché azzerato queste modalità di contagio.

Tra le procedure che possono provocare il contagio ci sono: lo scambio di siringhe (ad esempio per uso di sostanze), piercing, tatuaggi o trattamenti estetici se praticati in ambienti non idonei e con materiale non monouso. Alcune procedure sanitarie (come le cure odontoiatriche, gli interventi ambulatoriali di piccola chirurgia o gli esami endoscopici) possono essere a rischio ma attualmente le procedure previste sono in grado di eliminare questa possibilità.

Non ci sono casi di trasmissione di HCV nei rapporti sessuali non traumatici. In caso di attività sessuali che possono provocare delle piccole ferite nelle zone genitali (ad esempio il sesso di gruppo, il fisting o i rapporti molto prolungati come quelli che si possono avere quando si assumono sostanze eccitanti), se queste attività vengono fatte senza le dovute precauzioni (preservativo nei rapporti penetrativi, guanti e lubrificanti monouso per il fisting) la trasmissione è possibile.

L’EPATITE C NON PUÒ ESSERE CONTRATTA CON:

  • Abbracci, coccole, baci
  • Strette di mano
  • Tosse, starnuti
  • Uso comune di servizi igienici e bagni
  • Uso comune di piscine e saune
  • Mangiando dallo stesso piatto, con le stesse posate, bevendo dallo stesso bicchiere
  • Cibo preparato da qualcuno che vive con epatite C
  • Indossando o lavando gli stessi abiti di un portatore di HCV
  • Facendo sesso non traumatico o con l’uso del preservativo con una persona con HCV

SITUAZIONI A RISCHIO D’INFEZIONE

Esistono situazioni in cui il rischio di contrarre l’epatite C è più elevato.

L’associazione Italiana Studio Fegato (AISF), ha ben identificato questi gruppi di cittadini (cfr: Comunicato Stampa AISF, Nov. 2006): chiunque abbia sperimentato una o più situazioni elencate nella gura a anco riportata dovrebbe sottoporsi al test per la ricerca degli anticorpi (anti-HCV) perché ogni sforzo deve essere fatto per riconoscere precocemente l’infezione.

In questo processo sono di grande aiuto i medici di famiglia nella selezione delle persone che per comportamento e storia familiare hanno più probabilità di avere contratto l’infezione da HCV.

PERSONE E SITUAZIONI A RISCHIO DEL PASSATO MA ANCHE ATTUALI

  • Emofilici che hanno assunto concentrati di fattori della coagulazione prima del 1987 (quando sono stati introdotti processi d’inattivazione virale)
  • Persone che hanno ricevuto trapianto di organi o tessuti da altro donatore no al 1992
  • Persone che nell’arco della loro vita hanno fatto uso di droghe per via endovenosa anche se occasionale, saltuario e non continuativo
  • Operatori sanitari e personale di pubblica sicurezza (giusti cato dallo speci co rischio professionale)
  • Bambini nati da madre positiva agli anticorpi contro il virus dell’epatite C
  • Persone sottoposte a lunga carcerazione
  • Persone con crioglobulinemia
  • Persone che hanno ricevuto trasfusioni o somministrazione di emoderivati prima del 1992
  • Persone con qualsiasi evidenza di danno epatico e in particolare persone con transaminasi persistentemente sopra la norma
  • Persone con tatuaggi e piercing eseguiti in ambienti non igienicamente protetti (es. carceri o istituti non certi cati)
  • Persone immigrate provenienti da regioni a endemia elevata
  • Persone che sono state sottoposte a emodialisi
  • Persone con infezione da HIV

COME SI MANIFESTA L’EPATITE C

Quando ci si infetta con l’HCV, si ha innanzitutto un periodo di incubazione che può durare da 2 settimane a 6 mesi (solitamente è di 1-3 mesi).

A questo punto si ha la fase di infezione acuta che in oltre due casi su tre non dà nessun tipo di sintomo, negli altri casi può dare ittero (colorazione giallastra della pelle), dolore al fianco destro, sensazione di malessere e stanchezza oltre ad un importante aumento delle transaminasi.

Dopo questa fase acuta, in alcuni casi (circa il 15-40% secondo diversi studi) si verifica la guarigione spontanea: il virus viene debellato (ma gli anticorpi possono rimanere e si può essere re-infettati) e le transaminasi tornano normali. Molto raramente (in meno di un caso su mille), la fase acuta evolve in epatite fulminante che può portare alla morte in breve tempo.

Dopo la fase acuta, chi non guarisce spontaneamente (il restante 60-85% dei casi) sviluppa un’infezione cronica da HCV. Questa fase può durare per anni senza sintomi evidenti: alcune persone lamentano uno stato di fatica e malessere ma è difficile che venga collegato all’infezione. Se non viene trattata, l’epatite C cronica in 10-20 anni evolve in cirrosi (uno stato in cui il tessuto del fegato è danneggiato e il fegato funziona male). Ogni anno, il 4-6% delle persone con cirrosi sviluppa un tumore al fegato.

Nelle persone che hanno anche una infezione da HIV, la progressione della malattia è più rapida.

Quando presenti, i sintomi comprendono:

  • affaticamento
  • dolore alle articolazioni
  • prurito
  • dolore muscolare
  • ittero (colorazione giallastra della pelle e degli occhi)
  • urine scure
  • nausea
  • vomito
  • febbre

L’IMPORTANZA DELLA DIAGNOSI PRECOCE

Diagnosticare in fase precoce l’infezione da epatite C consente di guadagnare tempo prezioso e adottare con la massima tempestività le strategie terapeutiche necessarie, ottimizzandone l’efficacia.

La diagnosi viene effettuata seguendo diversi passaggi che consentono anche di comprendere in quale stadio della malattia ci si trova.

  • SCOPERTA DEGLI ANTICORPI
    Esame anti-HCV, cioè l’individuazione degli anticorpi al virus HCV. Recentemente si è reso disponibile un dispositivo molto comodo da usare, ovvero un test effettuato sulla saliva che in pochi minuti offre una risposta rapida ed affidabile per stabilire la presenza di anticorpi anti-HCV (non sono contagiosi!).
  • IDENTIFICAZIONE DEL VIRUS NEL SANGUE
    Esame HCV RNA, qualitativo e quantitativo che rispettivamente indica la presenza del virus e la sua quantità nel sangue.
  • GENOTIPIZZAZIONE
    La classificazione del virus all’interno delle tipologie note.
  • FUNZIONALITÀ DEL FEGATO
    Transaminasi e γ-GT ed altri esami specifici.
  • STADIAZIONE DELLA MALATTIA
    Biopsia epatica o fibroscan (strumento che indica l’ispessimento o cicatrizzazione del fegato). Necessaria per valutare in modo preciso l’entità del danno epatico utile a definire il programma terapeutico più adeguato.

LA GESTIONE DELLA MALATTIA

L’epatite C è una malattia cronica, che può condurre a gravi complicanze epatiche, quali la cirrosi e il tumore del fegato. Tuttavia, una gestione adeguata della malattia consente di ridurre complicazioni e rallentare il corso della malattia.

Svolgere un’attività fisica, anche moderata, aiuta a sentirsi più in forma, riduce lo stress e la depressione, attenua i dolori, aumenta l’appetito e permette di mantenere un peso corporeo adeguato.

È però importante sapere che l’obesità può accelerare il processo di fibrosi dovuto all’infezione del virus dell’HCV.

In particolare, una persona con epatite C dovrebbe:

  • Mantenere uno stile di vita sano
  • Seguire un’alimentazione equilibrata
  • Compiere esercizio fisico regolare
  • Riposare quando necessario
  • Evitare il consumo di alcool e di sostanze stupefacenti
  • Essere in cura da un epatologo, infettivologo, gastroenterologo
  • Seguire i trattamenti farmacologici prescritti e rispettare gli appuntamenti di controllo.

LA TERAPIA

L’approccio terapeutico per curare l’epatite C prevede la somministrazione di farmaci antivirali specifici che sono prescritti da uno specialista in malattie infettive, da un gastroenterologo e/o epatologo. Durante il trattamento, che può variare dalle 12 alle 24 settimane, il paziente deve essere costantemente monitorato per verificare l’efficacia della terapia e l’eventuale comparsa di effetti collaterali.

Negli ultimi anni grazie alla ricerca scientifica sono stati messi a punto dei farmaci di nuovissima generazione. Questi super farmaci consentono di eliminare completamente e definitivamente il virus nell’arco di 3 mesi con tassi di guarigione superiori al 90%, un ciclo di trattamento più breve di quanto accadeva nel passato. Inoltre, i nuovi farmaci sono estremamente ben tollerati e possono essere somministrati anche a pazienti con malattia avanzata, cosa impossibile sino a poco tempo fa.

LA PREVENZIONE

La mutevolezza dell’HCV rende molto difficile la produzione di un vaccino che tuttora sembra un traguardo lontano.

La prevenzione si basa quindi sui seguenti presupposti:

  • AMBITO FAMILIARE
    Evitare l’uso condiviso di oggetti personali appuntiti e/o taglienti, es. forbici, rasoi, taglia-unghie, spazzolini da denti…
  • AMBITO SANITARIO
    La sterilizzazione adeguata degli strumenti chirurgici riutilizzati e l’applicazione delle più comuni norme di igiene e sicurezza (lavaggio delle mani, corretta manipolazione e smaltimento dei materiali potenzialmente infetti, disinfezione ambientale).
  • AMBITO ESTETICO E MICRO-CHIRURGICO
    Impiego di materiali monouso per i trattamenti estetici (tatuaggi, piercing, manicure, pedicure, ecc.). In alternativa usare oggetti personali. Gli oggetti non monouso vanno sempre sterilizzati adeguatamente.
  • AMBITO SOCIALE
    Usare adeguate misure di prevenzione (condom o altro) nei rapporti sessuali a rischio.

DIAGNOSI PRECOCE CON UN SEMPLICE GESTO – UN ATTO RESPONSABILE

Diagnosticare in fase precoce l’infezione da epatite C consente di guadagnare tempo prezioso e adottare con la massima tempestività le strategie terapeutiche necessarie, ottimizzandone l’efficacia.

Recentemente si è reso disponibile un test per la valutazione di anticorpi specifici del virus HCV, eseguito con un tampone su saliva, previo colloquio con personale medico specializzato.

L’esito del test, che verrà comunicato in soli 20 minuti, potrà essere:

  • negativo, escludendo l’avvenuto contatto con l’HCV
  • positivo, e DEVE essere confermato comunque da esami su campioni di sangue.

Va sottolineato che, come per tutti i test di screening, anche questo test non dà una risposta definitiva circa l’avvenuto contagio.

È importante, a tale proposito, dare un chiarimento: la saliva NON è in grado di trasmettere il virus.

Attualmente il test salivare è utilizzato in Italia solo nel contesto di campagne di prevenzione.

Per contatti:

LINEA POSITIVA
Rispondono persone gay con HIV formate su HIV, HCV e infezioni sessuali
800.586.992
attivo il mercoledì e la domenica dalle 18 alle 22

PLUS ONLUS
www.plus-onlus.it info@plus-onlus.it
Via San Carlo, 42c 40121 Bologna Tel. 0514211857

BLQ Checkpoint

BLQCHECKPOINT


Via San Carlo, 42c 40121 Bologna
Tel. 051252351 – 0514211857

Con un contributo incondizionato di Abbvie

LiverMtg-logo

Il virus dell’epatite C è presente nel fluido rettale di uomini con infezione da HIV e HCV in quantità sufficiente da permettere la trasmissione di HCV senza la presenza di sangue. Lo affermano i ricercatori della Icahn School of Medicine del Mount Sinai Hospital di New York che hanno presentato uno studio apposito al meeting sulle malattie del fegato AASLD svoltosi a San Francisco.

Finora si pensava che la trasmissione dell’epatite C durante il rapporto anale avvenisse in conseguenza di sanguinamenti o con la trasmissione attraverso il seme. Il virus dell’epatite C si trasmette facilmente col sangue: si stima che siano sufficienti appena 10 o 20 particelle virali per stabilire una infezione da HCV attraverso apparecchi medici contaminati o strumenti per iniezione usati. Si è teorizzato che la trasmissione possa avvenire quando la mucosa del pene nella penetrazione anale o tessuti danneggiati della mano durante il festino entrano in contatto con il sangue. Si pensa che la trasmissione possa avvenire anche in conseguenza del passaggio di sangue contenente HCV da una persona a un’altra veicolata dal pene o dalla mano (anche in caso di uso di guanti) o da sex toys usati su diverse persone senza cambiare la protezione durante il sesso di gruppo.

In un altro studio presentato sempre al meeting AASLD dallo stesso gruppo guidato da Daniel Fierer, è stata dimostrata la presenza di HCV nel 27% di campioni di sangue e seme raccolti da 33 maschi con co-infezione da HIV e HCV. Il virus era presente a livelli considerati sufficienti per la trasmissione.

La possibilità che il virus dell’epatite C sia presente nel fluido che si trova sulla superficie della mucosa rettale non era stata valutata precedentemente. Nel tentativo di comprendere come mai l’HCV si trasmetta così tanto tra i maschi che fanno sesso con maschi (MSM), specialmente quelli con infezione da HIV, i ricercatori della Icahn School of Medicine hanno arruolato 45 MSM con co-infezione da HIV e HCV, di cui 12 in infezione da HCV acuta.

I partecipanti allo studio avevano una età media di 43 anni, il 60% erano bianchi e l’87% aveva una infezione da HCV con genotipo 1a. La conta dei CD4 era alta (mediana di 582 cellule/mm3) ma la carica virale di HIV non è stata riferita. La carica virale di HCV, invece, era moderatamente alta (5.89 log10 IU/ml), con le persone in infezione da HCV acuta che presentavano una carica virale mediana un po’ più alta (6.42 log10 IU/ml) rispetto a quella con infezione da HCV cronica (5.62 log10 IU/ml).

Gli uomini si sono sottoposti al prelievo del fluido rettale ottenuto inserendo un tampone che ha prelevato il campione dalla mucosa rettale circa 7 cm oltre l’ano. Il fluido è stato analizzato per la presenza di HCV RNA usando il test COBAS HCV che ha un limite inferiore di defezione di 7IU/ml. I campioni sono stati analizzati anche per valutare la presenza di sangue. Inoltre i partecipanti si sono sottoposti al test dell’HCV RNA nel sangue così come a diverse analisi per infezioni a trasmissione sessuale rettali e la sifilide.

Il virus dell’epatite C è stato riscontrato in 20 dei 45 campioni (47%, due campioni non hanno potuto essère esaminati). La mediana di HCV RNA era di 2.92 log10 IU/ml e la quantità di HCV RNA nel fluido rettale era fortemente correlata con i livelli nel sangue. La presenza di HCV rettale era molto più probabile nelle persone con cariche virali di HCV nel sangue maggiori di 5 log10 IU/ml (P=0.011).

Non c’era nessuna differenza nella individuazione di HCV rettale tra uomini con infezione acuta o cronica e nessuna correlazione con la presenza di infezioni rettali a trasmissione sessuale o della sifilide.

I ricercatori concludono che le quantità di HCV rilevabile nel fluido rettale sarebbero sufficienti perché possa avvenire la trasmissione di HCV nel rapporto anale, anche senza la presenza di sangue. L’HCV potrebbe essere trasmesso senza la presenza di sangue anche durante il sesso di gruppo, ad esempio sul pene del partner attivo, sui sei toys, attraverso il fisting o il doccino anale, anche se viene usato il preservativo o il guanto nel caso questo non vengano cambiati da un partner all’altro.

I risultati di entrambi gli studi spingono gli autori a raccomandare ai maschi con infezione da HIV l’uso del preservativo per i rapporti anali.

L’HCV è presente anche nelle feci

Un diverso studio tedesco presentato all’AASLD questa settimana mostra che l’HCV è presente nelle feci. Questo spinge gli autori a suggerire che il contatto con le feci potrebbe essere una via di trasmissione, almeno tra maschi. Lo studio ha analizzato i campioni fecali di 98 uomini e donne con mono-infezione da HCV: 68 campioni erano positivi per l’HCV RNA (69%) ma solo in cinque di questi campioni è stata rilevata la presenza di sangue. L’HCV è stato rilevato significativamente più spesso nei campioni di maschi (83% vs. 52%; p<0.001) e tra coloro con basse conte delle piastrine.

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Da giovedì 22 ottobre presso il BLQ Checkpoint gestito da Plus onlus sarà possibile effettuare anche il test rapido (salivare) per l’HCV (l’epatite C). Il nuovo test si aggiunge a quello HIV a prelievo capillare, di quarta generazione. Per entrambi i test, l’esito arriva in 20 minuti.

Importante: per non inficiare la validità del test HCV bisogna non aver mangiato, bevuto (a parte l’acqua), fumato o masticato chewing-gum da almeno 15 minuti e non aver utilizzato prodotti per l’igiene orale da almeno 30 minuti.

Molto più diffuso di quanto si pensi, il virus dell’epatite C si trasmette per via sanguigna e l’infezione è spesso asintomatica. Nel corso del tempo, HCV danneggia il fegato innescando epatiti croniche, fibrosi, cirrosi o carcinomi epatici. Si tratta di un’infezione curabile.

Il BLQ Checkpoint apre il martedì e il giovedì dalle 18 alle 21 (ultima accettazione ore 20:30). Si può anche fissare un appuntamento telefonando allo 051 4211857 o allo 051 252351 negli orari di apertura.

Il progetto

Il primo Checkpoint italiano direttamente gestito dalla comunità LGBT è un progetto di ricerca e intervento che offre test HIV e HCV (rapidi, anonimi e gratuiti), eroga consulenze personalizzate sulla salute sessuale e raccoglie dati per studi europei.

Il luogo

I locali di via San Carlo 42/c a Bologna, di proprietà comunale, sono stati assegnati all’associazione Plus onlus attraverso una convenzione pluriennale con l’azienda USL e il Comune di Bologna.

Un nuovo modello di welfare

Il BLQ Checkpoint ha preso vita grazie alla sinergia tra Plus onlus – rete di persone LGBT sieropositive, Regione Emilia Romagna, Comune di Bologna e Azienda USL, in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera S. Orsola-Malpighi. Sistema sanitario e privato sociale insieme per offrire servizi innovativi.

www.plus-aps.it/blqcheckpoint/
Per contatti: Sandro Mattioli, presidente Plus onlus, info@plus-onlus.it, cell. 340 4863712

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Paolo LXContinuano le avventure del giovane attivista. Nello scorso episodio, riflettevo sull’esperienza di Glasgow HIV Therapy 2014.
Questa volta, vi parlerò di Checkpoint LX, un progetto fantastico di GAT (Grupo de Ativistas sobre Tratamentos) in cui ho avuto il privilegio di lavorare. Durante il primo modulo di STEP-UP, EATG Training Academy, ci è stato suggerito di imparare ad entrare in rete con colleghi di altri paesi, di sfruttare tutte le occasioni per condividere riflessioni, esperienze, buone pratiche, informazioni. Detto fatto. Proprio a Glasgow, grazie alla mediazione del mio collega Ricardo Fuertes (responsabile di In-Mouraria, a Lisbona), ho conosciuto Maria José Campos e Miguel Rocha, di Checkpoint LX, ed è stato amore a prima vista.
Noi di Plus Onlus siamo all’opera per l’apertura di BLQ Checkpoint, il primo centro community-based italiano in cui sarà possibile effettuare test HIV (gratuito, anonimo e confidenziale) a risposta rapida, con un percorso di accompagnamento personalizzato e fornito “alla pari”.
Uno spazio in cui, oltre alla mera somministrazione del test, ci sarà spazio per discutere delle tematiche relative ad HIV e sieropositività in un clima rilassato e informale, con operatori appartenenti alla comunità LGBT e adeguatamente formati sul tema.
Una novità assoluta, per l’Italia. Per fortuna, niente di così nuovo per il resto d’Europa. Checkpoint GATLX, a Lisbona, fa esattamente questo. Così, l’idea di andare a lavorare un po’ con loro per acquisire competenze sul campo, è stata immediata e spontanea. A Novembre se n’è parlato, il 10 Gennaio atterravo a Lisbona per iniziare questa esperienza.
I primi giorni hanno richiesto un po’ di assestamento: parlavo già portoghese piuttosto bene, tuttavia non mi ero mai occupato di temi relativi alla salute in lingue che non fossero italiano o inglese, per cui ho avuto bisogno di costruirmi il lessico specifico del settore in questa terza lingua, approfittando della disponibilità e pazienza dei colleghi del posto. Molto bene, sfida entusiasmante.
Ad attendermi nel Checkpoint un piano di formazione stilato con estrema precisione, che prevedeva la mia integrazione graduale nelle attività del centro: i primissimi giorni a chiacchierare della teoria e di certe questioni preliminari (il codice etico, le procedure, la divisione dei compiti, le tipologie di servizi erogati), subito dopo la possibilità di affiancare i colleghi in alcune delle attività, poi le visite programmate ai centri in cui si realizzano altri progetti di GAT relativi ad aree di intervento simili o comunque prossime, infine la collaborazione a pieno titolo nella somministrazione dei test, nella realizzazione dei questionari, nella gestione dei materiali e della struttura.
Ciò che Checkpoint LX offre attualmente è molto più che il solo test HIV: si realizzano infatti anche screening di HCV (epatite C), HPV (papilloma) e sifilide ed è attivo un servizio gratuito di monitoraggio di tutte le malattie a trasmissione sessuale (CheckList) curato dalla Dott.sa Maria José Campos. Certo, mi spiega João Brito, responsabile di Checkpoint LX, non è stato così fin dall’inizio: la prima fase di lavoro di questo progetto è stata meno pretenziosa, si è partiti dal solo test HIV, accompagnato da counselling, e da un importante processo di raccolta ed elaborazione dati, in collaborazione con l’Università di Porto, che ha permesso di capire molto sull’utenza del centro e di riadattare il servizio offerto in base alle reali esigenze di chi ne fruisce. Checkpoint LX In_Mourariaè un centro rivolto principalmente a MSM (acronimo che sta per “Men having Sex with Men“, uomini che fanno sesso con uomini), ma resta aperto a chiunque voglia fruirne, a libero accesso, senza necessità di prenotazione.
I tre aggettivi chiave relativi al servizio offerto sono: Gratuito, Anonimo, Confidenziale, mi spiega Miguel Rocha, soffermandosi molto sulla necessità di trattare con assoluta riservatezza tutte le informazioni che emergono nel rapporto con gli utenti.
Se incontri per strada un utente che hai conosciuto qui dentro – mi spiega Nuno Pinto – in reception, non lo saluti e ti comporti come se non lo avessi mai visto: il fatto di essere tutti membri di una stessa comunità deve rimanere un punto di forza della nostra struttura, non un elemento di criticità. Prosegue: La reception è il luogo in cui devi essere sufficientemente accogliente da non trasmettere freddezza, ma anche asciutto e rapido. Devi capire tutto con poche domande, a voce bassa, l’utente non deve trovarsi costretto ad essere riconosciuto/identificato da altre persone che si trovino eventualmente in attesa. Niente di nuovo, per me che ho partecipato varie volte alle Testing Week di Plus, ma fa sempre bene ricordare certi dettagli.
Come dicevo, MSM è l’acronimo che identifica un gruppo variegato: non soltanto l’uomo gay -che si riconosce nella comunità LGBT, che appartiene ad un certo universo culturale-, ma anche l’individuo di sesso maschile che (a vario titolo, magari non abitualmente, probabilmente senza sentirsi membro di una comunità o senza appartenere ad un certo panorama culturale di riferimento) fa sesso con altri uomini.
Checkpoint LX accoglie anche altre persone, naturalmente, con un’attenzione speciale per coloro che col sesso ci lavorano.
Altro progetto coordinato da GAT, che interseca il lavoro del Checkpoint pur senza essere esattamente la stessa cosa, è quello curato da Júlio Esteves. Si tratta di interventi mirati di assistenza a chi si prostituisce in appartamento. Il tipo di lavoro che Júlio svolge si realizza principalmente in outreach.
Oltre ad operare nel Checkpoint, due giorni alla settimana, lavora all’esterno per tutto il resto del tempo. Grazie ad anni di mediazione tra i lavoratori e le lavoratrici del sesso e gli enti e le organizzazioni che forniscono servizi per la salute, si è creata una rete di contatti incredibilmente vasta e ramificata. Per chi lavora col sesso, l’appartamento è anche un po’ una prigione, mi spiega, Broken promises killperché ogni volta che ti allontani, per una qualunque ragione, rischi che ti arrivi la chiamata di un cliente, e di non poterlo ricevere. In un clima, peraltro, di grande crisi, in cui la concorrenza è tantissima e feroce, i prezzi medi per le prestazioni piuttosto bassi, la disponibilità dei clienti scarsa. In un simile contesto, l’interesse per la propria salute può anche essere alto (ed è spesso incredibilmente più alto in confronto a quello di altri tipi di popolazione), ma i tempi di attesa, lunghissimi, per ottenere prestazioni sanitarie in strutture pubbliche, possono scoraggiare. Per questo il Checkpoint, grazie alla particolarità di avere i test rapidi, diventa per i Sex Worker il miglior luogo possibile in cui occuparsi attivamente della prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale.
Inoltre, grazie ad un sistema che prevede visite a domicilio su richiesta, Júlio mantiene un rapporto costante col mondo della prostituzione in appartamento e ottimizza il tempo trascorso nelle case consegnando gratuitamente kit di prevenzione (preservativi, lubrificanti e femidom).
Ho avuto l’onore di essere portato in queste visite e di capire come il tipo di supporto che si offre vada molto oltre la semplice consegna di materiali: si chiacchiera, si discute, si parla di salute sessuale, spesso c’è un bisogno forte di entrare nel personale, di raccontarsi. Bisogna capirsi, parlare la stessa lingua, conoscere i codici comportamentali e rispettarli. Come in qualunque ambiente.
Gruppo GATEssere un operatore che si occupa di salute non può costituire il pretesto per salire in cattedra, ma, al contrario, può diventare l’occasione giusta per scendere dal piedistallo, rilassarsi, abbandonare giudizi e pregiudizi, entrare in contatto in modo autentico. Diversamente, non funziona.
Essere considerato peer (pari) da un altro uomo gay come te è sicuramente più semplice e naturale, ma essere considerato un “pari” da qualcuno che fa cose molto diverse da quelle che fai tu (almeno nel tuo immaginario) è qualcosa che richiede umiltà, rispetto e apertura.
Il mondo del lavoro sessuale è fatto anche di persone che lo fanno per scelta, di genitori, di figli e figlie, di studenti universitari, di persone transessuali, di ragazzi e ragazze non più giovanissimi, di persone provenienti dai più disparati paesi.
Altra realtà interessante, già citata, ma di cui intendo parlarvi un po’ meglio, è il centro In-Mouraria. Quartiere piuttosto centrale di Lisbona -incredibilmente affascinante, con le sue strettissime salite e le case diroccate-, Mouraria si sviluppa a partire dalla piazza di Martim Moniz.
Vi si sono concentrati, per anni, una serie di fenomeni: la vendita e il consumo di droghe (anche iniettive), la forte presenza di persone senza fissa dimora e di immigrati clandestini.
In una simile posizione, In-Mouraria nasce come centro dedicato prima di tutto alla salute sessuale e alla gestione delle dipendenze, ma assume ben presto, grazie alla sensibilità e all’esperienza dei suoi lavoratori, tutti i connotati di un punto di socializzazione fondamentale, in cui ci si conosce, si discute, si gioca, si parla, si beve e si mangia insieme.
In-Mouraria è il punto di partenza di un processo molto interessante: l’attivismo delle persone tossicodipendenti.
Nel centro si lavora soprattutto in termini di riduzione del rischio. Ancora una volta, non ci si trova in un posto in cui tutti si sentono più saggi, furbi, immacolati e moralmente accettabili di te -e, dunque, legittimati nel decidere per te che cosa dovresti fare della tua vita-, bensì in un luogo in cui il giudizio non entra mai e ci si occupa di questioni concrete. Non c’è la maestrina a dirti che devi smettere di bucarti, ma potresti trovare altre persone che lo hanno fatto (o che lo fanno ancora), pronte però a difendere con tutti i mezzi possibili, salute, diritti, benessere.
In-Mouraria non è un ambiente statico: cambia forma continuamente, si adatta ai bisogni di chi loCrew frequenta, stimola il confronto, ricerca ed accoglie le critiche ed i suggerimenti, attiva corsi, costruisce occasioni di socializzazione. Lo confesso: mi ci sono proprio sentito a casa ed ho avuto la sensazione che fosse così per tutti. Bello.
Naturalmente, nel conoscere e valutare queste ottime realtà portoghesi, mi sono sempre sforzato di vedere le principali differenze col nostro sistema. Ad esempio, da noi in Italia, il test HIV rapido non può essere effettuato se non da operatori sanitari. Questo comporta una serie di conseguenze: l’idea del Checkpoint è proprio quella di de-medicalizzare la prevenzione, creando un ambiente che, non sostituendosi alle strutture sanitarie del territorio, vada ad integrarne il servizio, offrendo qualcosa di differente e complementare.
Noi di Plus non ci siamo lasciati abbattere ed abbiamo deciso di strutturare il nostro centro in modo che potesse essere subito operativo ed efficace, inserendo nella nostra equipe di lavoro Campagna Plusquattro infermieri. L’esperienza condivisa della formazione è stata assolutamente positiva ed ora che siamo diventati un team affiatato, non vediamo l’ora di partire.
Le più recenti iniziative di somministrazione test presso la sede del MIT (Movimento Identità Transessuale), che generosamente ci ospita, hanno colpito nel segno: molta affluenza, molti colloqui, un clima caloroso. Lavorare insieme, durante la European Testing Week e nella settimana di San Valentino, è stato bello e abbiamo avuto la fortuna di poter contare anche sulla collaborazione degli amici del RED, che ci hanno volontariamente aiutato con l’accoglienza.
Senza dubbio il progetto del BLQ Checkpoint è il nostro principale motivo di orgoglio e costituisce l’occasione giusta per operare concretamente sul nostro territorio e per la nostra comunità. Inoltre, l’onda europea che ha visto sorgere un vero e proprio network di servizi comunitari per la salute, è un fenomeno che ci incoraggia e ci fornisce continui spunti di riflessione e opportunità di confronto.
Adesso i lavori sono in corso, apriremo prestissimo e non vediamo l’ora che siate tutti con noi a brindare per l’inizio di questa piccola grande rivoluzione. Perché noi combattiamo HIV, non le persone che vivono con HIV.

Paolo Gorgoni
Plus Onlus