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Anche quest’anno, in occasione del prossimo Coming Out Day, invitiamo la comunità LGBTQIA+ tutta a riflettere insieme sul significato e sulla forza del coming out.

A partire da una condivisione delle nostre esperienze, l’anno scorso ci siamo interrogatə su come un coming out sierologico si intersechi spesso con altre istanze che, a vario titolo, contribuiscono a rendere difficile parlare apertamente di se stessə: condizioni di classe, genere, etnia, sessualità, abilismo e altre ancora.

È proprio dalle prospettive e dagli spunti emersi in quella giornata, sopratutto nel momento di condivisione laboratoriale, che abbiamo iniziato ad intravedere un forte legame tra il coming-out e l’insieme di sentimenti ed emozioni contenuti nel tema del Desiderio.

Attraverso il desiderio – sia esso sentimentale, sessuale, di autodeterminazione o, in definitiva, politico – e al coraggio di un’indagine su di esso, è infatti possibile scorgere quella volontà di “portare allo scoperto” alcune parte di noi stess*, cercando così di migliorare nostre condizioni di vita.

Quest’anno, lanciamo quindi un appuntamento per condividere e riflettere insieme su quale può essere il filo comune che unisce coming out e desiderio.

Questo 11 ottobre invitiamo chiunque sia interessatə a costruire insieme a noi questa giornata a partecipare.

👉🏻Centro Sociale della Pace: via del Pratello 53 Bologna

🦄 h 20: ingresso e creazione di safer space

🎈h 20.15: condivisione dei coming out associativi delle realtà aderenti

🧚a seguire condivisione pubblica dei coming out raccolti in forma anonima durante l’evento

🥰 infine: chats and hugs

Ripartono i venerdì positivi, il nostro appuntamento mensile preferito. Uno spazio in cui conoscersi, confrontarsi, ascoltare e ascoltarsi senza stigma né pregiudizi.

Ti aspettiamo questo venerdì 17 febbraio 2023 alle ore 19,30 presso la sede di Plus in via S. Carlo 42/C a Bologna, per riflettere tuttə insieme sulle tante zone di indiscernibilità che ancora esistono tra outing e coming out – specialmente quando si parla di quello sierologico – e sulle tante sfumature che abitano quest’ultimo.

Al termine della riflessione condivisa seguirà, per chi vuole, un momento conviviale 🍸

Single di xxx, voglioso di una storia vera con persona in salute come me e senza patologie trasmissibili, ……. ma una storia vera, quella delle persone normali, non quella della persone fuori di testa…..voglio essere felice, non complicarmi la vita.

E’ un messaggio scritto da un utente del gruppo “GayItalia” su Facebook. Un gruppo chiuso ma che vanta oltre 2000 iscritti.

Lo leggo, e il mio primo pensiero è stato “ma guarda te sto ragazzino”… che faccio soprassiedo? Ma si dai… poi mi cade l’occhio sulla immagine di profilo dell’utente: altro che ragazzino! E’ un uomo adulto.
Ma si, gli rispondo: “ma che bel messaggio: ti auguro di innamorarti di una persona splendida e che vive con HIV.”

Do uno sguardo al profilo: pure operatore sanitario. Quindi gay, medico, non vuole complicarsi la vita e cerca una persona che non gli trasmetta nulla di infettivo. Come non capirlo povera stella.

Torno sul gruppo.

Puf… messaggio sparito. Contatto l’amministratore, ma dice che non ha cancellato nulla. Avrà tolto tutto l’utente.

Ma nella mia magica cartella facebook su gmail ecco che arrivano gli avvisi di risposta. Ci sono sia il mio messaggio, che un “auguralo a tua sorella……..sei incazzato dal mio msg perche’ tu hai hiv…..e che cazzo vuoi da me”. Una risposta scritta, evidentemente, un attimo prima di cancellare il trend.

Pratiche positiveNo, caro professionista sanitario non sono incazzato perché io ho l’hiv, per la verità non sono incazzato affatto: sono basito dal messaggio di discriminazione che hai messo a disposizione degli altri 2000 utenti. E lo fai essendo medico e omosessuale. E’ sempre molto istruttivo vedere come la comunità omosessuale, o parte di essa, reagisce davanti al tema hiv o patologie sessualmente trasmissibili. Di solito sceglie fra rimozione o discriminazione. La paura, e l’ignoranza che ne consegue, è tale, che siamo al punto che l’augurio di un amore sieropositivo diventa quasi una offesa. Ma stai pur tranquillo dott.: stante il numero di nuove diagnosi tardive fra i gay, sicuramente hai già fatto sesso con un sieropositivo che, con ogni probabilità, non sapeva di esserlo.

In compenso una cosa la sanno bene le persone sieropositive: la discriminazione esiste.

La ricerca Pratiche Positive, che ha visto anche la collaborazione di Plus, descrive chiaramente quello che accade in Italia. Una indagine condotta su un campione di oltre 500 persone sieropositive, la maggioranza gay, da cui emerge che 7 persone su 10 hanno subito una discriminazione. 4 su 10 proprio in ambito sanitario.

HIV_MSM 2012
Numero delle nuove diagnosi di infezione da HIV, per modalità di trasmissione e anno
di diagnosi (2010-2012)

Forse non tutti i gay sanno che l’epidemia in Italia ha preso una direzione molto chiara. E’ sufficiente leggere l’ultimo notiziario del ISS per capirlo: le nuove diagnosi mostrano i gay in decisa crescita, gli altri gruppi esposti in calo.

La nostra comunità è impegnatissima nel riconoscimento dei diritti, del matrimonio, ecc. perché dovrebbe spendere energie per una cosa che nessuno vuole ascoltare o sentire, per qualcosa che, con ogni probabilità, fa paura anche agli attivisti. Dopo tutto una volta all’anno arriva il 1 dicembre, giornata mondiale per la lotta contro l’hiv/aids. Sufficiente no?

E la comunità? I gay?

Negano, rimuovono, non fanno neppure il test con la frequenza necessaria. Meglio non sapere, non vogliono sapere.
D’altra parte, tornando al messaggio del nostro amico, perché mai dovrebbero fare il test? Per essere discriminati due volte: come gay dagli etero e come sieropositivi dagli stessi gay?

No, caro amico medico che non vuoi complicarti la vita, non sono affatto incazzato anzi, ti ringrazio.
Ora so perché la curva delle nuove diagnosi fra i gay sale in quel modo. Ora ho capito cosa volevano dire tutti quegli studi sul rapporto fra discriminazione crescita dei contagi presentati alla International AIDS Conference di Vienna.

Ora capisco perché le persone che chiamano la nostra Linea Positiva, si sentono sempre così sole e non sanno con chi parlare delle loro paure: perché temono che la comunità sia fatta di gente che non vuole complicarsi la vita.

Sesso gay positivo_web4Per fortuna le cose stanno cambiando. Anzi la fortuna non c’entra, cambiano grazie al lavoro di associazioni come Plus. Lo dico senza false modestie perché mettere insieme una associazione di gay sieropositivi nella quale anche chi non lo è sa che verrà creduto hiv+, vedere che i soci si iscrivono, si fidano, hanno voglia di provarci e mettersi in gioco, è per me una gioia enorme. Forse l’unica cosa, ad oggi, che mi sprona ad andare avanti, a darmi da fare in questa associazione, a dire sono sieropositivo.

Combattere la discriminazione è importante, ed è importante che siano le persone sieropositive a farlo. Noi.

Uscire allo scoperto, una specie di secondo coming out, è importante perché rafforza la nostra auto stima, la consapevolezza che non siamo né colpevoli né innocenti, siamo persone che vogliono vivere al meglio la propria vita, esattamente come gli altri.

Sandro Mattioli
Plus Onlus
Presidente

Si parla spesso di coming out nell’ambiente omosessuale. Sicuramente è un passaggio importante, spesso molto complesso e reso ancora più difficile da un ambiente sociale nel quale, nella migliore delle ipotesi, fatichiamo ad a riporre fiducia. Credo di non scrivere niente di nuovo per nessuna persona omosessuale, o LGBT in generale.Home Blog_small

Da molti anni nella comunità si discute dell’opportunità del coming out, come forte momento di consapevolezza, come primo passo verso la libertà di essere sé stessi e via dicendo. Dal mio punto di visto gli sforzi della comunità in tal senso sono giustificatissimi. Sappiamo tutti quanto stigma circoli ancora in Italia, quanto la propensione all’ignoranza, all’arsura intellettuale sia ancora presente in molti, troppi italiani. Correttamente la nostra comunità si protegge anche attraverso l’invito ad essere sé stessi, a non sovrastimare i rischi, a non avere un atteggiamento negativo nei confronti del proprio orientamento sessuale e delle possibili reazioni delle persone che ci circondano, che fanno parte della nostra vita. Siamo una comunità discriminata e sappiamo bene che nasconderci peggiorerebbe solo la situazione.

Detto questo, non posso fingere di non vedere come cambi l’atteggiamento di quella stessa comunità, quanto il coming out riguarda lo stato sierologico, ossia essere sieropositivi.

Ricordo spesso, anche durante le formazioni, la prima volta che lo rivelai all’interno di un gruppo di lavoro al Cassero, l’Arcigay di Bologna. Solo una ragazza ebbe il coraggio di aprire bocca per dire “ah!”. Mai accoglienza fu più fredda.

Ancora oggi la situazione non sembra essere migliorata di molto, in generale. Le persone sieropositive che ci contattano sono spessissimo terrorizzate dalla possibilità che “si sappia”, che altri gay facciano la spia. Al punto che non poche persone che vivono con HIV, rinunciano a tentare di instaurare rapporti sentimentali con altri omosessuali, pur di evitare ogni possibile rischio che “si sappia”. Altri scelgono la via del serosorting, ossia cercano un compagno solo all’interno della popolazione sieropositiva, escludendo per principio tutti gli altri: i sieronegativi.

Pochi giorni fa, ho visto un corto on line che trattava il tema:

http://www.hivplusmag.com/just-diagnosed/2013/11/14/watch-sexy-new-nsfw-gay-film-about-hiv-and-dating

HIVtestingHOTx400E’ un breve filmato americano che mi è piaciuto molto e che propongo a tutti. Non è particolarmente complesso da capire e ha il pregio di introdurre almeno un paio di concetti relativamente nuovi per la nostra comunità: il concetto di stato sierologico positivo undetectable, ossia con viremia non più rilevabile ai test, e il concetto, espresso per immagini e parole, che è possibile sentirsi sexy, desiderati, essere sé stessi anche con l’HIV tra i piedi.

Le persone sieropositive con viremia non più rilevabile, possono a buona ragione non sentirsi più contagiose. Questo non rende lecito abbandonare il preservativo e le comuni cautele, ma rende relativamente più semplice e più leggera la vita sessuale delle persone con HIV. Ottenere una viremia non rilevabile, non è impossibile, anzi è un traguardo alla portata di tutti anche nel giro di poco tempo dall’inizio della terapia anti retrovirale. Iniziare la terapia è un passaggio importante è vero, ma lo è anche la consapevolezza che, grazie alla terapia, c’è la concreta possibilità di non avere più paure inconfessabili di passare il virus alla persona amata. Il ruolo della terapia è appunto principalmente questo: abbattere la carica virale, ossia far si che il virus in circolo cessi di replicare. Se non si ottiene questo risultato pur seguento con attenzione le prescrizioni terapeutiche, allora non state assumendo la terapia adatta, in qualche caso potrebbe perfino essere lo specialista a non essere adeguato, nulla vieta di chiedere di cambiare sia l’una che l’altro pur di ottenere un risultato che, oggi, è una concreta possibilità per tutte le persone sieropositive.

Vivere con HIV oggi non può e non deve significare vivere in compagnia di paura, vergogna, senso di colpa, nello stesso modo in cui non lo era per i gay negli anni ’70. Oggi significa vivere con serenità il proprio stato nella consapevolezza che, grazie ai controlli e alle terapie, è possibile sentirsi sexy, attraenti, è possibile essere amati e rispettati. Basta volerlo e darsi da fare per ottenerlo.

Sandro Mattioli
Plus Onlus
Presidente
800.586992