La Giulio Maria Corbelli Memorial Lecture apre ICAR con una riflessione sul presente politico dell’HIV

Solitamente non scrivo molti report in occasione di Icar. Tuttavia quest’anno c’è una novità che vale la pena di riportare.
La lecture è dedicata alla memoria di Giulio Maria Corbelli, attivista HIV, vicepresidente di Plus APS e amico di molte delle persone presenti oltre che mio, scomparso nel 2022.
Ad aprire l’incontro è stato Filippo von Schloesser, Presidente di Nadir, che ha ripercorso alcuni passaggi fondamentali della storia dell’attivismo HIV in Italia e nel mondo, ricordando come l’epidemia abbia profondamente ridefinito non solo la medicina, ma anche il rapporto tra sessualità, politica e cittadinanza. Un intervento che ha richiamato con forza le responsabilità culturali e istituzionali, dal Vaticano al Ministero, che hanno accompagnato per decenni il silenzio sull’HIV, contribuendo a produrre stigma, isolamento e disinformazione.
Ma è stato soprattutto l’intervento del nostro Salvio Cecere a segnare il tono politico della lecture.
Partendo dalla propria esperienza personale, Salvio ha descritto il modo in cui l’HIV continui ad attraversare l’esperienza collettiva di molte persone gay anche nelle generazioni che non hanno vissuto direttamente gli anni più drammatici dell’epidemia. Non solo come memoria sanitaria, ma come sedimentazione culturale e psicologica di paura, vergogna e colpa.
“La sessualità viene così legata a un senso costante di pericolo, anche nelle generazioni che non hanno vissuto direttamente gli anni più drammatici dell’epidemia.”
Nel suo intervento, Salvio ha ripreso il concetto di “trasmissione intergenerazionale del trauma”, interrogandosi su quanto quel trauma sia davvero stato elaborato e superato. Un passaggio particolarmente significativo riguarda la PrEP, descritta non soltanto come tecnologia biomedica, ma come possibile pratica di autodeterminazione e liberazione sessuale.
“La PrEP, che è potenzialmente una pratica sociale di autodeterminazione e vera liberazione, rischia così di divenire appiattita a mero strumento biomedico di prevenzione.”
Da qui, una riflessione più ampia sul linguaggio stesso con cui vengono affrontati HIV e salute sessuale. Salvio ha proposto di superare un uso ormai inflazionato della parola “stigma”, invitando invece a parlare più concretamente di marginalizzazione, discriminazione istituzionale, esclusione sociale, eteronormatività e determinanti sociali della salute.

Un ragionamento che si è esteso rapidamente oltre l’HIV, dentro un’analisi più generale del presente politico e sanitario italiano.
Secondo Salvio, il passaggio dal “Ministero della Sanità” al “Ministero della Salute” rappresenta molto più di una semplice modifica terminologica:
“La sanità richiama un bene pubblico, collettivo, qualcosa da proteggere insieme. La salute, invece, rischia sempre più di essere interpretata come una responsabilità individuale.”
Una trasformazione culturale che, secondo la lecture, si inserisce in una fase storica segnata da derive conservatrici, ridefinizione delle priorità economiche e crescente delegittimazione della medicina e della salute pubblica. Da qui il riferimento alle ispezioni avvenute presso l’ospedale Careggi sui percorsi di affermazione di genere e all’inchiesta che ha coinvolto alcuni infettivologi legati alla valutazione sanitaria di persone destinate ai CPR.
Più che singoli episodi, Salvio li ha giustamente descritti come segnali di un clima politico e simbolico più ampio, nel quale professionisti sanitari, ricerca scientifica e pratiche di autodeterminazione diventano progressivamente oggetto di pressione politica e pubblica.
Una delle domande più forti poste durante la lecture è stata probabilmente questa:
“Dove eravamo noi, come attiviste e attivisti, mentre tutto questo accadeva?”
L’intervento si è concluso richiamando il pensiero di Paul Farmer e la necessità di recuperare una capacità politica di immaginazione, contro l’idea che ciò che oggi appare troppo complesso, troppo costoso o troppo ambizioso debba necessariamente restare impossibile.
“Considerare impossibile ciò che semplicemente non siamo più in grado di immaginare.” E infine:
“Ritroviamo la capacità politica di immaginazione, così da immaginare sistemi sanitari diversi, relazioni e pratiche diverse di cura e di prevenzione.”
In un momento storico in cui il successo biomedico dell’HIV rischia talvolta di essere letto come una conclusione della sua dimensione politica, la Giulio Maria Corbelli Memorial Lecture ha ricordato invece come salute, autodeterminazione, sessualità e diritti continuino a restare profondamente intrecciati.
Sandro Mattioli
Plus aps.
