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Abbiamo collaborato con Gabriele Gelmini del Fatto per scrivere un articolo su chi usa la PrEP in Italia.

solo 3600 persone in Italia usufruiscono della PrEP, la terapia di profilassi pre esposizione all’Hiv che consente di evitare il contagio in caso di contatto col virus. In attesa che, dopo il via libera del Comitato prezzi e rimborsi dell’Agenzia del farmaco, diventi gratuita anche in Italiailfattoquotidiano.it ha incontrato alcuni di loro e ne ha raccolto le testimonianze anonime, per capire come abbiano iniziato questo percorso e con quali difficoltà.

M.C., 37 anni, Napoli: “Di Hiv nessuno parla più” – “Ho deciso di sottopormi alla PrEP perché si tratta di un protocollo che prevede test periodici ogni tre mesi: più ci testiamo, più controllo e prevenzione ci sono e più siamo sicuri”. Purtroppo però “negli ospedali è il caos totale: gli orari di ambulatorio cambiano senza che nessuno venga avvisato, le prenotazioni non sono sempre disponibili e il Cup spesso non sa chi sia il dottore di riferimento”. Inoltre, la profilassi “costa molto, 60 euro per 30 pastiglie (in pochi possono permettersi di spendere soldi così), e molti non hanno capito le potenzialità offuscati dal pregiudizio. Solo alcune città sono all’avanguardia, non c’è organizzazione didattica, divulgativa, educativa: insomma di Hiv nessuno parla più”.

G.L., 29 anni, Bologna: “Questa è omofobia di Stato” – “Ho deciso di intraprendere la PrEP nel febbraio 2022, dopo aver avuto un rapporto protetto con un ragazzo che in un secondo momento, durante alcuni controlli medici, ha scoperto di essere sieropositivo. Mi sono rivolto al reparto di Infettivologia dell’ospedale Sant’Orsola e sono stato sottoposto a molti esami per scongiurare il contagio da Hiv e verificare la presenza di altre infezioni sessualmente trasmissibili. Sono risultato negativo in entrambi i cicli di esami per l’Hiv, ma positivo per la gonorrea, per la quale mi sono stato subito fornite le cure del caso”. Davanti alla scarsa visibilità sociale del problema però G.L. si accalora, parlando di “omofobia di Stato”: “Questa mancanza di discussione porta ad una scarsa informazione sull’argomento, per cui ci sono persone che non conoscono per nulla l’esistenza della PrEP e non possono ricorrervi”. Tra chi invece conosce l’esistenza della profilassi, “le ragioni per cui si decide di non aderire possono essere tre: il costo, nonostante alcune farmacie prevedano degli sconti; lo stigma di chi pensa che ricorre alla PrEP solo chi non fa uso di protezioni; l’ignoranza di chi associa la profilassi alla mancanza di controlli”.

F.L., 34 anni, Milano: “Sicuro che allora tanto vale non avere l’Hiv?” – F.L. si dice soddisfatto della strada intrapresa: “Il percorso prevede un intero iter volto a responsabilizzare l’individuo proponendo vaccinazioni (che spesso non sono obbligatorie né sovvenzionate, ma necessarie) a titolo gratuito. Si è affiancati da un infettivologo che segue tutta la tua storia e tramite i vari esami a cadenza regolare ti permette di avere sempre coscienza del tuo stato di salute (quindi sei costantemente testato contro sifilide, gonorrea, papilloma, eccetera)”.

Per quanto riguarda il costo della terapia afferma: “Sono sicuro che due euro al giorno per una pillola che garantisce l’immunità dall’Hiv saremmo tutti disposti a spenderli”; ma condivide le perplessità sulla scarsa visibilità: “Molte persone pensano che tutta questa informazione, spesso affidata solo alle associazioni Lgbtq+, sia una semplice ‘propaganda’ per sdoganare uno stile di vita sregolato”. Infatti “nell’ambiente gay, chi è in PrEP viene spesso scambiato per una persona che impegna tutto il suo tempo ad avere rapporti non protetti con chiunque capiti a tiro. A testimonianza di ciò, un mio caro amico mi ha confidato di aver fatto sesso non protetto con una persona conosciuta su un’app di incontri, ma di non essere affatto turbato perché ‘tanto io non frequento la gente che frequenti tu, sono persone che ispirano fiducia’. Ecco, spesso ci si affida a un bel viso per convincersi che andrà tutto bene, e magari la convinzione è reciproca, ma nessuno dei due si fa test in maniera regolare. Purtroppo questo è il muro di scetticismo contro chi usa la PrEP”.

M.V., 48 anni: “Se usi la PrEP sei una put*ana” – “Nel mondo eterosessuale fino a poco tempo fa nessuno conosceva l’esistenza della PrEP, mentre fra noi gay c’è il luogo comune che se la usi sei una put*ana. Quando incontri qualcuno e dici di essere in PrEP, la reazione il più delle volte è di schifo“. Di solito l’obiezione principale è che “fa male e poi le malattie sono tante. A quel punto io rispondo: ‘Escludi l’evento più grave’, mentre per le altre malattie esiste una cura. Inoltre io ogni tre mesi vengo testato, tu?”. E conclude: “In realtà il messaggio è preservati, difenditi e difendi, ma c’è ancora troppa ignoranza”.

S., 28 anni, Bologna: “Frega qualcosa allo Stato che i suoi cittadini siano anche animali sessuali? Per me no” – “Sono stato in PrEP solo per un anno, poi ho smesso semplicemente perché studiando a tempo pieno e non avendo un lavoro non me la sono più potuta permettere. Ma anche solo avere la consapevolezza della protezione data dalla PrEP mi faceva sentire tranquillo, mi toglieva i sensi di colpa e mi faceva godere appieno della sessualità, a cui troppo spesso si dà poca o nessuna importanza. Inoltre, proteggendo me, facevo rete di protezione per gli altri. Su Grindr (app per incontri tra uomini gay, ndr) c’è la possibilità di indicare che si è in PrEP, e ho subìto alzate di sopracciglia perché ‘eh ma ci sono le altre malattie!’. Eh beh, sì, grazie, ci sono, ma Hiv e gonorrea non sono allo stesso livello di impatto sulla vita, l’Hiv è per sempre“.

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L’Agenzia Italia del Farmaco ha stabilito che la Profilassi prep esposizione (PrEP) per proteggersi dall’HIV sarà rimborsata dal sistema sanitario nazionale. Questo significa che è gratuita con la prescrizione di un infettivologo/a!

Siamo molti felici di questa notizia, ringraziamo le associazioni HIV che si sono impegnate per la rimborsabilità e ricordiamo Giulio e Stefano per il loro impegno per la PrEP per tuttə!

Non tutte le regioni hanno già implementato la gratuità. Per maggior informazioni contatta uno dei centri elencati nella pagina Chi ti segue.

Ho iniziato a seguire il protocollo PrEP l’estate scorsa (agosto 2022) dopo averne parlato con alcuni miei amici che già lo seguivano e dopo aver svolto una serie di considerazioni personali. Prima di iniziare questo percorso avevo tutta una serie di pregiudizi su chi assumeva la PrEP:

come buona parte dei detrattori della PrEP ero convinto che chi la assumeva fosse una persona incline alla promiscuità (una puttana, in poche parole) e, come tutti, ripetevo il mantra che la PrEP protegge dall’HIV ma non dalle altre IST (infezioni sessualmente trasmissibili(.


Successivamente qualcosa nella mia vita sessuale è cambiato. Io sono nato negli anni ’80 e, ai tempi della mia pubertà e adolescenza, l’HIV era oggetto di forte stigma: ricordo ancora, a metà degli anni ’90, la pubblicità che invitava all’uso del preservativo, in cui le persone sieropositive erano segnalate da un’aura viola (come se questa malattia fosse un marchio di infamia). Questo certamente mi ha permesso di essere cosciente del problema, ma d’altra parte ha creato in me una serie di paure e di blocchi esagerati se non ingiustificati, senza tralasciare il fatto che, nonostante tutto questo parlare dell’HIV, nessuno mi aveva spiegato quali altre infezioni ci fossero al mondo.

Fatto sta che, da quando sono andato a vivere da solo dopo la laurea e ho iniziato di conseguenza ad avere una vita sessuale più attiva, ho sempre praticato il sesso col preservativo anche con persone delle quali mi sarei potuto ragionevolmente fidare. Non ci sarebbe di per sé nulla di sbagliato in tutto questo, se non fosse che io avevo delle fantasie sessuali che reprimevo per paura di rimanere contagiato.

Si trattava di cose tutto sommato banali, come praticare del sesso orale e farmi eiaculare in bocca. Inizialmente avevo una buona disciplina e sono sempre riuscito ad avere un buon autocontrollo, ma negli ultimi anni mi sono accorto che, soprattutto nei momenti di maggiore stress, assecondare queste fantasie agiva da valvola di sfogo. Qualche volta ho quindi ceduto al desiderio di fare sesso orale con ingoio di sperma e, quando un paio di volte mi è capitato di fare anche del sesso anale non protetto, ho capito che correvo un rischio concreto di perdere il controllo della situazione.

Mi sono allora convinto che la PrEP avrebbe potuto farmi da paracadute in quei casi in cui desideravo lasciarmi andare alle mie fantasie, fermo restando il fatto che iniziare quel percorso non avrebbe escluso di ricorrere anche al preservativo. Ho anche pensato che è vero che la PrEP non protegge dalle altre infezioni, ma è altrettanto vero che per queste c’è comunque una cura che permette di guarirle, mentre, come si sa, purtroppo ancora non esiste una cura che debelli il virus dell’HIV.

Inoltre, chi segue il protocollo PrEP deve sottoporsi a cadenza trimestrale a un check-up particolarmente accurato che permette, nel caso si sia contratta una infezioni, di agire tempestivamente.

Io non credo, quando ancora non assumevo la PrEP, di essermi mai sottoposto ai test in maniera così frequente (li ripetevo una media di due o tre volte l’anno a seconda dei casi) e comunque non si trattava di controlli così approfonditi (tipicamente solo test per HIV, sifilide ed epatiti, se non sussisteva il sospetto di altre infezioni).

Io sono seguito presso l’Ospedale Niguarda di Milano e i test che sono svolti sono esami del sangue (per HIV, sifilide ed epatiti) e delle urine, nonché tamponi faringei e anali.

Ho deciso quindi di iniziare a seguire il protocollo PrEP secondo la modalità on demand. All’inizio avevo un certo timore che questo farmaco avrebbe potuto darmi dei problemi, e infatti ho iniziato il primo ciclo un paio di mesi dopo aver ricevuto il via libera da parte dei medici ed essermi procurato il primo barattolo di pastiglie.

Contrariamente ai miei timori, non ho avuto nessun disturbo. Tuttora posso dire di non avere mai avuto particolari problemi legati all’assunzione del farmaco, se non, all’inizio, un problema di leggera insonnia che ho risolto spostando l’orario di assunzione della pillola a dopo il pranzo anziché dopo la cena.

Da un punto di vista personale, da quando ho iniziato questo percorso ho trovato due benefici.

  • Il primo è che sentendomi protetto dalla PrEP ho iniziato a vivere la mia sessualità in maniera più serena e libera da complessi e paure: da quel momento per me il sesso è diventato qualcosa di molto più appagante, soddisfacente e, in un certo senso, giocoso.
  • In secondo luogo, la consapevolezza di aver distrutto un luogo comune mi ha reso una persona più aperta al dialogo ma allo stesso tempo più consapevole e risoluta, e quindi tutto sommato più forte. Credo che entrambi siano benefici non trascurabili.

Vorrei concludere con un messaggio di augurio che ho ricevuto da un mio amico quando ho iniziato questo percorso. Si tratta di una persona con cui io avevo avuto dei rapporti sessuali ma che ho poi respinto quando mi ha detto di aver iniziato ad assumere la PrEP.

Lui è stato una persona più matura di me e siamo rimasti amici. Mi ritengo fortunato: non so se nei suoi panni avrei avuto le palle per comportarmi allo stesso modo. Ad ogni modo, quando gli ho detto che cominciavo anche io, mi ha risposto: “Vedrai che con il tempo tutte le tue paure si affievoliranno ed entrerai nella logica sana della prevenzione”.

È un augurio che vorrei comunicare a tutte quelle persone che in questo momento vorrebbero iniziare questo percorso ma che magari hanno qualche dubbio o paura che le frena.

Danilo, 36 anni, Milano


Non riusciamo ancora a liberarci dei pregiudizi verso la vita sessuale delle persone. Un aiuto potrebbe arrivare dalle testimonianze di chi usa la PrEP: il punto di vista del vissuto emotivo potrebbe avvicinare alla PrEP senza stigmatizzare chi ne fa uso. Se anche tu vuoi condividere la tua storia con la PrEP, scrivi un testo (300/500 parole) e inviacelo a info@prepinfo.it.

Puoi raccontarci perché hai scelto la PrEP e cos’è cambiato nella tua vita sessuale, ma anche, più semplicemente, come hai scoperto questo metodo preventivo, quale centro te l’ha prescritto e come ti sei trovato/a. 

Preferiremmo che le testimonianze non fossero anonime: la trasparenza è importante per creare un’onesta discussione pubblica sulla PrEP e sulla salute sessuale. Capiamo però che per alcune persone non è facile esporsi: in questo caso nella tua testimonianza potresti motivare perché hai scelto l’anonimato; così da sottolineare quanto sia ancora presente lo stigma verso le scelte sessuali delle persone.

In questa diretta un attivista e un medico queer si confrontano su come non prendere l’HIV usando la PrEP, un farmaco e un protocollo sanitario di prevenzione.

 

 
 
 
 
 
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Un post condiviso da Rodolfo Pessina, MD 🩺 (@sexotan_gocce)

E’ venuto a mancare Giulio Maria Corbelli, attivista HIV, vice presidente di Plus APS e impegnato nel Roma Plus Checkpoint.

Ma per tutte e tutti noi Giulio è stata la persona che ci ha ispiratə per lottare per un PrEP accessibile, che ci insegnatə che lo stigma verso le persone che vivono con HIV va contrastato con la visibilità e tutti i giorni, anche per chi non può.

Giulio ha dimostrato con il suo esempio che a cambiare il mondo è la disponibilità a esserci per la propria comunità.

PrEP in Italia non sarebbe dove è adesso senza il supporto costante di Giulio. Grazie. Ci mancherai.

La PrEP è un farmaco e un protocollo sanitario molto efficace per ridurre il rischio di prendere HIV.

La conferma di uno studio australiano: con la PrEP non si prende l’HIV

Dal 2016 al 2019 un team di ricercatori in Australia ha condotto uno studio su 9596 persone in PrEP. I risultati confermano l’efficacia della PrEP: zero infezioni da HIV nelle persone che aveva preso correttamente la PrEP.

Nello studio solo 30 persone sono risultate positive all’HIV: perché non avevano assunto nelle modalità corrette la PrEP.

Perché 30 persone in PrEP hanno preso l’HIV?

I dati disponibili su 22 dei 30 uomini che hanno ricevuto una diagnosi di HIV nello studio australiano mostrano che

  • l’82% di loro aveva interrotto la PrEP almeno un mese prima della diagnosi;
  • gli altri non avevano assunto le dosi quotidiane nei tempi corretti;
  • solo uno dei partecipanti ha contratto HIV resistente ad uno dei principi attivi della PrEP: l’emtricitabina (FTC).

Solo per sette di loro sono disponibili motivazioni sull’interruzione della PrEP, principalmente legati a

  • una percepita riduzione del rischio HIV dovuta a una ridotta attività sessuale o l’inizio di una relazione monogama
  • il costo della PrEP
  • il dimenticarsi la PrEP in occasione delle vacanze.

Questo studio conferma ancora una volta che la PrEP è efficace quando viene presa nei tempi e nelle modalità giuste.

4 cose che devi sapere
se prendi la PrEP tutti i giorni

Protezione
contro l’HIV

Dopo una settimana di assunzione hai la piena protezione contro l’HIV

Orario di
assunzione

prendila più o meno alla stessa ora. Usa una sveglia o un’app per ricordarti!

Maschi cis e persone col pene

possono interromperla dopo 2 giorni dall’ultimo rapporto sessuale

Donne cis e persone con la vagina

possono interromperla dopo una settimana dall’ultimo rapporto

Se non sei ancora in PrEP,
puoi iniziarla facendoti seguire da un infettivologo/a

In Italia e in tanti altri paesi del mondo la PrEP, il farmaco e il protocollo sanitario che protegge dall’HIV, è prescritta da un infettivologo/a. Con la prescrizione si va in farmacia e la si compra al costo di 60 euro per 30 compresse (ma a breve sarà gratis!).

Ma la PrEP viene prescritta a tutte le persone?

Sì, non ci sono limiti. Perché chiunque ha diritto a proteggersi dall’HIV.

Esistono solo due motivi per il quali la PrEP non dovrebbe essere prescritta.

L’infettivologə non dovrebbe prescrivere la PrEP se chi la richiede è in una relazione monogama con una persona che vive con HIV in terapia

Grazie alla terapia farmacologica le persone con HIV non trasmettono il virus: che senso ha assumere la PrEP se si fa sesso con loro?

La terapia è uno strumento di prevenzione HIV al pari del preservativo e della PrEP. Ed è compito dell’infettivologo/a ricordarlo.

È invece opportuno prescrivere la PrEP se la persona è in una coppia non monogama e fa sesso anche con altri/altre, di cui non conosce lo stato sierologico (se vivono con HIV o meno).

Riportiamo il documento di consenso italiano a U=U

In caso di rapporto sessuale senza profilattico tra partner HIV-negativo e partner HIV-positivo in terapia antiretrovirale e con soppressione virologica stabile, è indicata la PrEP per il/la partner HIV-negativo/a (incluse le donne che vogliono concepire con metodo naturale)?

Non vi è indicazione alla PrEP per la persona HIV-negativa in caso di rapporti sessuali non protetti da profilattico con partner HIV-positivo/a in terapia antiretrovirale e con soppressione virologica stabile (Raccomandazione forte; Qualità dell’evidenza moderata).

Cogliamo l’occasione per ricordare che in Italia non è ancora stata fatta una campagna nazionale su U=U.

Il secondo e ultimo motivo per il quale l’infettivologə non dovrebbe prescrivere la PrEP è la tutela della salute dellə paziente

Sappiamo che gli effetti collaterali della PrEP sulla funzionalità renale sono rari e reversibili.

Il protocollo PrEP prevede esami specifici per i reni prima della prescrizione e ogni 3/6 mesi.

In questo modo l’infettivologo/a può tenere monitorata la situazione e interrompere la prescrizione se valuta che ci possano essere dei rischi per la salute della persona.

Dal 2019 in Italia solo lo 0,5% delle persone in PrEP ha dovuto interromperla per eventi avversi.

Possiamo tranquillamente dire che la PrEP è più che ampiamente tollerata da chi la usa.

Oltre a questi 2 motivi, non ne esistono altri per non prescrivere la PrEP

Alcunə infettivologə tendono a non prescrivere la PrEP a chi dichiara di usare sempre il preservativo.

Ma non è compito dell’infettivologə scegliere quali e quanti strumenti di prevenzione debba usare una persona.

Anche perché la persona potrebbe mentire.

O, per sentirsi più sicura, aver bisogno di un ulteriore protezione oltre il preservativo.

È molto semplice: la PrEP va prescritta a chiunque la richieda

Come dichiarato nelle linee guida OMS 2021 sulla prevenzione e trattamento HIV

Bisognerebbe dare la priorità alle persone che richiedono la PrEP: la richiesta stessa della PrEP potrebbe già indicare che esiste un rischio di contrarre l’HIV.

Il rapporto costo-efficacia non dovrebbe essere l’unica considerazione quando si implementano dei servizi PrEP, dal momento che rimanere HIV negativə e sentire di avere il controllo sul rischio HIV ha un valore intangibile per le persone e le comunità.

Clicca qui per scoprire il centro PrEP più vicino

Le donne della Porta accanto ha intervistato Margherita sulla sua esperienza con la PrEP che utilizza per proteggersi dall’HIV.

La PrEP, infatti, è uno strumento di prevenzione HIV anche per le donne cisgender.

L’unica differenza è che deve essere assunta tutti i giorni perché ha bisogno di tempo per essere efficace nei tessuti vaginali.

In data 14 settembre 2022 nelle rivendicazioni della Strada dei diritti per le prossime elezioni non è inserita la PrEP rimborsata dal sistema sanitario nazionale.

Prevenzione e sessualità consapevole – Misure a sostegno della piena applicazione della legge 194/78 sull’interruzione volontaria di gravidanza in tutto il territorio nazionale. – Riprendere il percorso di superamento della legge 135/90 sugli interventi per l’HIV/AIDS in Italia, a partire dalla proposta di legge bipartisan già approvata dalla Commissioni Affari Sociali della Camera dei Deputati, per aggiornarne il punto di vista scientifico, sociale e di politiche sanitarie. – Potenziamento delle strutture sanitarie pubbliche e delle campagne istituzionali di sensibilizzazione sul tema della contraccezione e della prevenzione. – Potenziamento della rete di Check Point per le IST (Infezioni Sessualmente Trasmesse) e dei programmi di prevenzione community based attraverso un piano di sostegno alle realtà di volontariato e del terzo settore.

Non era presente neppure nella tabella che confronta i programmi dei partiti politici (ma al momento in cui scriviamo sul sito c’è scritto che la tabella è in aggiornamento

Nonostante Unione popolare ne parli chiaramente nel suo programma

Abbiamo inviato una mail per chiarimenti.

Ciao! Siamo PrEP in Italia e ci occupiamo di sensibilizzare sulla profilassi prep esposizione che protegge dall'HIV.  Insieme ai Conigli Bianchi ci siamo accortə che nelle vostre rivendicazioni non è presente la rimborsabilità della PrEP.  Non c'è neppure nella vostra tabella che confronta i vari programmi politici, nonostante Unione Popolare la citi esplicitamente: assicurare la profilassi per esposizione da HIV coperta dal Servizio Sanitario Nazionale.  Come collettivo facciamo autocritica: dobbiamo fare di più affinché la PrEP diventi, come già nel resto dell'Europa, uno strumento fondamentale di prevenzione e autodeterminazione sessuale.  Dall'altro lato speriamo che questa assenza una svista: è ora che il movimento LGBT+ italiano rivendichi la rimborsabilità della PrEP come diritto alla salute individuale e collettiva.   Aspettiamo un confronto  Intanto buon lavoro

Questa la loro risposta

Ciao! rispondo solo ora perché siamo letteralmente sommersi da email. Come avrete immaginato. La strada dei diritti è un progetto comune tra le associazioni nato da poco nel mese di agosto, con lo scopo di far parlare dei nostri temi nel dibattito politico. L'argomento da voi evidenziato non è emerso durante il confronto, probabilmente per via dei tempi molto ristretti, del periodo, e della complessità dell'operazione. Sarebbe utile riaprire il discorso all'indomani delle elezioni, con l'idea di riflettere sulle rivendicazioni comuni del movimento.

Alla quale noi abbiamo replicato così:

Riflettere su cosa?  La PrEP esiste dal 2012 ed è autorizzata in Italia da 5 anni.  Su cosa dobbiamo ancora riflettere?   Le rivendicazioni della Strada dei diritti puntano giustamente molto in alto,  ma sono tutte operazioni complesse.  Se non avete inserito la rimborsabilità della PrEP, è perché non vi interessa.  In questi anni una parte del movimento LGBT+ italiano l'ha sempre ostacolata.  Ditelo chiaramente che non vi interessa la PrEP rimborsabile. Ditelo chiaramente per voi la salute sessuale è un diritto solo se si fa sesso come dite voi.

L’8 settembre 2020 pubblicavamo il primo post su Instagram e ci sembra giusto darci una pacca sulla spalla e festeggiare.

Il Ministero della Salute non ha mai fatto una campagna di comunicazione sulla PrEP e il nostro collettivo nasce proprio da questa mancanza.

E’ necessario che la PrEP sia conosciuta da tutte e tutti e che diventi uno strumento di prevenzione HIV al pari del preservativo.

Così due anni fa abbiamo deciso di creare contenuti su Instagram, di aggiornare regolarmente questo sito e di aggiungere una sezione testimonianze: le storie di chi la usa sono fondamentali per liberare la PrEP dall’alone di ignoranza e pregiudizi nel quale è stata relegata.

Non per ultimo, abbiamo dato vita anche a un gruppo telegram per adulti, grazie al quale siamo riusciti a raggiungere parecchie persone con comportamenti a rischio HIV.

Intorno alla PrEP non ci sono tanti preconcetti, ma tanta curiosità e noi siamo andati a riempiere questo vuoto informativo.

Abbiamo supportato tante persone a riflettere se la PrEP fosse lo strumento di prevenzione giusto per loro e come potervi accedere.

Abbiamo partecipato a tanti eventi, online e dal vivo, e collaborato con tante realtà, tra le quali

Il Post ha linkato il nostro sito in un articolo sulla prevenzione HIV e siti e riviste come Frisson e Valigia Blu ci ha intervistati.

Infine lo scorso giugno abbiamo presentato una ricerca su quante persone usano la PrEP in Italia.

Ma c’è ancora tanto da fare

L’Italia è uno dei pochi paesi in Europa dove la PrEP non è rimborsata dal sistema sanitario, non in tutte le regioni è possibile avere una prescrizione e i servizi non sono sempre omogenei.

In questi 2 anni abbiamo trovato tante persone e tante associazioni alleate, ma anche tanto disinteresse.

Noi continuiamo col nostro lavoro di informazione, con la consapevolezza che la salute sessuale e l’autodeterminazione delle persone sono un diritto umano e lo Stato e la collettività le deve tutelare.